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Data Pubblicazione: 09/02/19
Pubblicato in: Urbanistica
Scritto da: Leonardo Montaleni
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

LA REGIONE fa le pulci al Comune sul piano operativo. E lo fa rilevando molte criticità proprio su alcuni dei concetti chiave del piano, come per esempio lo strumento urbanistico della perequazione (acquisizione di nuove aree verdi pubbliche in cambio di concessioni in termini di volumi e di edifici da costruire ai privati che ne sono proprietari) e la volontà di creare una lunga serie di nuovi parchi urbani. In mancanza di ulteriori precisazioni la Regione non avvalla il via libera a nuove edificazioni, anche se concesse in previsione di acquisire nuove aree da mantenere a verde pubblico, o almeno non si mostra favorevole, nella quasi totalità dei casi, ai volumi e alle dimensioni previste dagli uffici pratesi. Le undici pagine del contributo fornito dagli uffici regionali in seguito all’adozione del piano pratese suonano insomma come un grosso campanello di allarme, del quale ufficio e assessorato all’urbanistica dovranno tenere conto, prima di procedere al l’approvazione definitiva. Se non una bocciatura, qualcosa di molto simile, e proprio su quelle tematiche che erano considerati il fiore all’occhiello dello strumento urbanistico. Il contributo è molto dettagliato nell’analisi delle incongruenze e dei punti che necessitano di precisazioni o di cambiamenti per non rischiare di andare a cozzare col piano paesaggistico della Regione, con il Parco Agricolo della Piana e con le norme generali per il governo del territorio già stabilite.
E’ LA STESSA direzione generale urbanistica e politiche abitative a far presente che «in assenza di un piano strutturale pienamente conforme con il quadro normativo e pianificatorio esistente non sono chiaramente leggibili le strategie complessive del piano operativo di Prato e la sua coerenza col Pit/Ppr». Nel mirino della Regione sono finiti il Parco di San Paolo e quello di via Zarini-via delle Fonti, ma anche la possibilità di realizzare impianti sportivi negli spazi che il piano definisce «con alto indice di naturalità« (nel dettaglio Fornace, Regno di Sotto a San Giorgio a Colonica, Santa Maria a Cafaggio, e un area tra Capezzana e Galciana) e su cui pende ancora il ricorso al Tar per vizi procedurali della Regione contro il piano strutturale approvato nel 2013. Tirata d’orecchi anche per la prevista area commerciale-direzionale nella zona di via del Porcile, fra autostrada, parcheggio del Mc Donald’s e Macrolotto 2, e bocciature a pioggia per molte delle nuove edificazioni, che consumerebbero troppo suolo e avrebbero volumi eccessivi, o ad alcuni recuperi in campo industriale.

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