Seleziona una pagina
Data Pubblicazione: 30/11/19
Pubblicato in: Lavoro, Occupazione, Sociale
Scritto da: Silvia Bini
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

PRATO Una vera e propria azienda all’interno del carcere della Dogaia. Si tratta di una confezione di sottofodere per materassi con cinque dipendenti e un caporeparto, e aprirà a gennaio. Un’impresa a tutti gli effetti con bilanci che a fine anno dovranno chiudere in pareggio e stipendi da pagare. È questa la scommessa di Caritas, Pointex, Società della Salute, Regione e Dogaia che hanno deciso di mettersi insieme e investire in un progetto pilota per concedere un’opportunità ai detenuti, questa volta non attraverso interventi di assistenzialismo, ma dando la chance di misurarsi direttamente col mercato del lavoro. «Se i nostri prodotti non saranno concorrenziali vorrà dire che avremo fallito e allora la confezione verrà chiusa», spiega Rodolfo Giusti, vicedirettore della Caritas. «Con questo progetto vogliamo dare un’occasione ai detenuti che si trovano a fine pena. Impareranno un mestiere, lavoreranno per otto ore al giorno e avranno uno stipendio alla fine del mese. Se questo lavoro non verrà portato avanti con responsabilità e come le regole del mercato impongono, allora l’azienda chiuderà». Un progetto ambizioso, innovativo, reso possibile grazie all’impegno della Pointex. «È stata una scelta voluta e ponderata, perché crediamo che il lavoro sia una delle poche strade in cui un uomo si realizza. Ma oltre l’aspetto solidale per noi c’è l’aspetto imprenditoriale: questo settore è in crescita e dovremo essere tutti in grado di ottenere risultati capaci di reggere il mercato», precisa il titolare Marco Ranaldo. Nell’area semiliberi del carcere maschile della Dogaia a gennaio verrà aperto un reparto di lavoro: la Pointex, azienda specializzata nel settore, farà da committente delle lavorazioni e fornirà in comodato d’uso gratuito le macchine da cucire mentre la cooperativa sociale San Martino si occuperà del personale. Nel progetto Confezione saranno impiegati prima con un tirocinio e poi con un regolare contratto con la coop cinque detenuti in regime di semilibertà scelti in base alle attitudini professionali. Il team sarà coordinato da un capo reparto, una persona esterna, dunque non un detenuto, appositamente formato al ruolo dalla Pointex. «Se il problema della mancanza di un lavoro è diventato drammatico per chi lo ha perso lo è ancora di più per i carcerati – interviene il vescovo Giovanni Nerbini – e sappiamo benissimo che chi non ha avuto opportunità di lavoro e formazione durante la detenzione è a rischio recidiva». Non assistenzialismo, ma una vera attività imprenditoriale. Questo è il vero obiettivo del progetto sottoscritto dalla direzione del carcere e dai soggetti coinvolti nella confezione: si potrà andare avanti soltanto se verrà prodotta una quantità minima (e di qualità) di sottofedere per materassi. «Questa non è una opera utile solo per chi è in carcere perché dare una opportunità concreta di reinserimento sociale significa diminuire i rischi di nuovi danni alla comunità», aggiunge l’assessore regionale al welfare Stefania Saccardi. Le forze in campo ci sono tutte: la produzione può partire.

Print Friendly, PDF & Email


TORNA ALLA RASSEGNA STAMPA

Print Friendly, PDF & Email