Seleziona una pagina
Data Pubblicazione: 12/01/20
Pubblicato in: Sociale
Scritto da: David Bruschi
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

Chiudete gli occhi, respirate a fondo, contate fino a 10. Immaginate di trovarvi di fronte ad un’affollata platea di persone arrivate apposta per ascoltarvi. Tutte sedute sulle loro seggioline. Attendono, vi reclamano. Avete chiara questa immagine? Ora potete riaprire gli occhi. Davanti a voi lampeggia in realtà solo lo schermo di uno smartphone. Non c’è nessuno qui intorno: solo voi, solo lui. Aspetta un vostro cenno. Chiede la vostra attenzione. Gliela darete? Ecco, se a questo punto avete ancora voglia di postare il vostro commento social, fate almeno in modo di ricordarvi che la platea di persone in carne e ossa che avete appena immaginato non è soltanto nella vostra testa, ma esiste davvero.
E’ fatta di persone, ascolta, si agita, reagisce. E’ pronta a giudicarvi. Ed è lì davanti a voi. Potete quasi toccarla. E vi ricorda che Facebook alla fine non è nient’altro che un potente microfono nelle vostre mani: vi aiuta a farvi ascoltare anche da quelli dell’ultima fila. Vi sarebbe davvero così facile, guardando quelle persone negli occhi, offenderle, insultarle, sbeffeggiarle, augurare la loro morte? Se Monia Faltoni e tutte le moniefaltoni di questo mondo, ossia un po’ tutti noi, pensassero queste poche cose quando si accingono a digitare il loro illuminante pensiero sulla tastiera di uno smartphone, i social sarebbero sicuramente un territorio meno accidentato. E si eviterebbero odiosi cortocircuiti come quello di questi giorni, in cui la consigliera comunale Pd non ha visto l’ora di concedere la sua personale standing ovation a favore del commento di un utente che invitava Salvini a curarsi il raffreddore accendendo il gas della cucina di casa prima di andare a letto. Apriti cielo: prima la giusta indignazione verso quella sgraziata esternazione, poi lo stesso Salvini che sulla propria pagina Facebook ha visto bene di dare – di persona – una bella pettinata alla povera consigliera attaccandola e trasformandola in un bersaglio mobile poi colpito, nel giro di poche ore, da oltre seimila commenti quasi tutti critici e anche offensivi nei di lei confronti. Cosa insegna questa storia? Prima cosa: riflettere bene prima di parlare quando si impugna un microfono. Tradotto: inutile fare i gradassi per poi essere costretti a spiegare le proprie parole attraverso inutili e anche un po’ ridicoli contorsionismi dialettici che sfociano sempre nel ‘sono stato male interpretato’. Col cavolo che vi siete spiegati male. Seconda cosa: una parte dei nostri politici usa i social come un’arma da guerra. Salvini di questi politici è il campione. Ma prendersela con i peones di perfieria non gli fa troppo onore. E’ soltanto molto facile.

Print Friendly, PDF & Email


TORNA ALLA RASSEGNA STAMPA

Print Friendly, PDF & Email