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Data Pubblicazione: 11/07/19
Pubblicato in: Economia locale
Scritto da: Osvaldo Sabato
Pubblicato su: LA NAZIONE

METTIAMO sul piatto le congiunture internazionali negative, che aggiunte a quelle nazionali, non aiutano l’economia toscana. La produzione non cresce, l’occupazione è ferma, se si esclude il settore delle costruzioni, cala anche nei servizi, comparto che negli anni precedenti aveva contribuito a compensare i posti di lavoro persi nelle altre attività. Lo stesso vale per i consumi, chi ha dei soldi li mette da parte perché il futuro fa paura, non li inietta nel circuito economico e le conseguenze sono scontate. In sintesi è questo il quadro emerso dal Focus Ires, presentato ieri a Firenze nella sede della Cgil Toscana. Stando ai numeri rispetto allo scorso anno la crescita nella nostra regione resta al palo: le previsioni raccontano di un balzo in avanti quasi impercettibile nel corso di quest’anno (+0,2%), leggermente in aumento nel 2020 (+0,6%).
TRA LE CAUSE di questo rallentamento, il direttore di Ires, Franco Bartolotti, non esita a parlare di «stagnazione», sicuramente pesano le dinamiche macroeconomiche nazionali e globali, ma nello specifico l’Istituto di ricerca non trascura l’importanza del rilancio delle infrastrutture in Toscana, tasto su cui punta anche Claudio Guggiari, della segreteria regionale del sindacato «bisogna continuare ad agire sulle infrastrutture materiali e digitali, rilanciare gli investimenti pubblici e privati, scommettere sulla formazione e su un turismo più diffuso e sostenibile, spingere per una maggiore dotazione strutturale delle nostre imprese anche attraverso un credito più accessibile». Naturalmente spetta alla politica trovare delle risposte, anche a proposito delle condizioni di lavoro, e ci sarà da scommettere che l’occupazione e la crescita saranno al centro dell’imminente campagna elettorale in previsione delle elezioni regionali del 2020. A PREOCCUPARE enormemente sono i dati della povertà assoluta: oggi 117 mila persone e 63 mila famiglie vivono nella povertà assoluta, un esercito che attende risposte, difficili da trovare se la crescita dell’economia toscana è di fatto in ribasso. Che la situazione sia preoccupante lo conferma anche il presidente di Ires, Gianfranco Francese «come in un tutt’altro che divertente gioco dell’oca il 2019 sembra riportare la Toscana al punto di partenza con una crescita prevista del prodotto interno lordo allo 0,2%». Alla voce esportazioni spicca il più 84% del commercio con la Svizzera a tirare è la produzione dei lingotti d’oro nell’aretino. Cala invece dello 0,6% l’export nel grande mercato cinese. Come detto le tensioni tra Usa e Cina non aiutano, il rallentamento della crescita a sua volta incide negativamente sulle esportazioni toscane, né bastano alcuni spiragli positivi per far cambiare rotta al nostro sistema.
INTERESSANTE il dato riguardante le nuove assunzioni a tempo indeterminato degli stranieri aumentate del 46%, nell’industria i cinesi sono quelli che assumono di più il 66% probabilmente in questo caso si tratta di cinesi che danno lavoro per lo più ai loro stessi connazionali. Complessivamente gli investimenti nel primo semestre di quest’anno passano da +5,4% a +2,8% (-2,6%) e le esportazioni da +2,9% a +2,7% (-0,2%). Insomma il quadro che emerge non è affatto tranquillizzante e l’unico modo per superare la crisi è l’adozione di politiche che favoriscano la crescita. Questa la ricetta della Cgil Toscana.

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