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Data Pubblicazione: 22/05/19
Pubblicato in: Giustizia, Illegalità
Scritto da: Sara Bessi
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

LODI arbitrali farlocchi per salvare (e recuperare) le case finite all’asta e bloccarne la procedura esecutiva. Con un unico obiettivo: fare tornare quelle case nelle mani dei proprietari. Un complesso sistema prima scoperto e poi smantellato dalle indagini condotte da carabinieri e dalla guardia di finanza e coordinate dal sostituto procuratore Laura Canovai. Il bilancio dell’inchiesta parla di un arrestato e di dodici indagati, tutti con l’accusa di turbativa d’asta. A finire agli arresti domiciliari è Andrea Mucci, ex avvocato, residente a Montecatini, radiato e cancellato dall’albo pratese a seguito di una condanna definitiva per bancarotta fraudolenta e appropriazione indebita. L’ex professionista di 64 anni deve rispondere anche di esercizio abusivo di professione. NEI GUAI insieme a lui anche una avvocatessa pratese, ritenuta insieme al Mucci il perno di questo sistema, per la quale il pm aveva chiesto la medesima misura, però rigettata dal gip. Indagata anche una avvocatessa di Pontedera, iscritta al foro di Pisa, oltre a due arbitri che validavano i lodi ed ai proprietari delle case sottoposte a procedura esecutiva, fra i quali i membri di una intera famiglia pratese, oltre a persone che avrebbero svolto il ruolo dei contendenti inscenando finte dispute sul bene finito all’asta. Liti che poi sarebbero state ricomposte – secondo quanto emerge dalle indagini condotte con una serie di intercettazioni e con perquisizioni sia a Prato che a Milano – grazie alla firma dei lodi arbitrali fasulli. Al vaglio della procura sono finiti quattro casi, andati in scena fra il 2016 ed il 2018, tre accaduti a Prato e uno a Milano. L’inchiesta è partita nel 2018 a seguito di una denuncia presentata da un avvocato delegato dal giudice alla vendita di due immobili. A fare insospettire l’avvocato era stato un lodo arbitrale che aveva improvvisamente messo d’accordo – con il riconoscimento dell’usucapione – due soggetti interessati allo stessa casa finita all’asta. Quel riconoscimento, infatti, aveva fatto sì che le procedure venissero bloccate e l’immobile non venisse venduto all’asta, in barba alla rivendicazioni dei creditori.
ALLA denuncia dell’avvocato se n’era poi aggiunta un’altra presentata da un aggiudicatario che dopo avere pagato tutto si era visto portare via per usucapione la casa regolarmente acquisita. Un altro tassello, utile alla ricostruzione effettuata da carabinieri e Guardia di finanza, è stato il pronunciamento della sezione esecuzioni del tribunale di Prato che aveva impugnato un lodo arbitrale davanti alla Corte d’Appello, che aveva riconosciuto trattarsi di atto fraudolento costruito per danneggiare i creditori. I casi contestati dalla procura agli indagati sono diversi: uno interessa l’immobile di una società che fa capo alla famiglia dell’avvocato arrestato, altri sono relativi a clienti dell’avvocatessa pratese. Il meccanismo dei falsi lodi arbitrali sarebbe stato messo a punto dall’avvocato Mucci e poi condiviso con le altre due colleghe, mentre gli arbitri a cui si faceva ricorso sarebbero stati vecchi clienti, sempre secondo quanto ricostruito dagli inquirenti.

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