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Data Pubblicazione: 05/12/18
Pubblicato in: Infrastrutture
Scritto da: Alessandro Farruggia
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

ROMA – LA SCELTA di parlare nel cantiere del Terzo Valico a Fegino, vicino Genova. Accanto a lui l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, il governatore della Liguria Giovanni Toti, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il viceministro alle Infrastrutture, Edoardo Rixi. E centinaia di lavoratori. Quello di Pietro Salini, ad di Salini Impregilo, un gruppo che fattura 6.5 miliardi di euro, è un accorato sfogo di un imprenditore che chiede di fare il suo lavoro.
«NON VOGLIAMO sovvenzioni o favori – attacca – vogliamo lavoro per noi e le nostre famiglie. Nel resto del mondo opere simili le facciamo in 4-5 anni, lavoriamo in 55 paesi e in 54 si fa così. Ma in Italia no». Già, l’Italia. «Abbiamo in Italia una percentuale di fatturato piccola, circa il 7%. È questa la ragione per la quale siamo sani: chi lavora solo in Italia sta affrontando difficoltà gravissime. Sono in gioco migliaia di posti di lavoro». «Per spirito di servizio» Salini si dice anche pronto «a fare il più in fretta possibile il nuovo ponte di Genova, ma se anche vincesse un mio concorrente sarei felice lo stesso per la città: l’importante è fare presto». Cosa quasi impossibile, nel Belpaese.
«LA COSA più pazzesca – si infervora l’ad – è che il contratto è del 1992, ma si sta ancora discutendo se il Terzo Valico si fa o no, a galleria quasi fatta. Questo è un cantiere che deve finire perchè serve al Paese, e perché serve a dare lavoro». E non metaforicamente. «Oggi noi da soli con i lavori già firmati – ha spiegato – potremmo offrire 5mila posti. E invece non lo possiamo fare per questioni burocratiche. I soldi sono stati stanziati, ma non bastano gli annunci bisogna dare gli stipendi». «Dobbiamo decidere che il Terzo Valico va avanti a palla – ha rincarato la dose – e avremo 2.200 persone assunte domattina, che con l’indotto diventeranno 6-7 mila. Mi vergogno, come imprenditore, di non poter assicurare a tutti gli operai che il loro lavoro possa continuare. Dobbiamo chiedere con forza che questo lavoro, che è un lavoro importantissimo per il Paese, non sia messo in discussione da nessuno». Gli danno ragione Sala e Toti, l’arcivescovo Bagnasco dice che non portare avanti il Terzo Valico «sarebbe un suicidio» e il viceministro leghista Edoardo Rixi promette: «Sono certo che l’opera si farà».
CHISSÀ. Per adesso il ministero non ha ancora dato il via libera ai fondi per il quinto lotto – 1.65 miliardi già stanziati – e non si sa se e quando lo farà a causa «dell’analisi costi-benefici». La stessa che sta bloccando la Tav Torino-Lione. Il ministro Danilo Toninelli ha annunciato che lunedì ha siglato con la sua omologa di Parigi «una lettera per chiedere a Telt, il soggetto attuatore, di pubblicare oltre la fine del 2018 i bandi attesi a dicembre». Un rinvio che «congela ogni aspetto della procedura» spiegano fonti del ministero. Per quanto, nessuno lo sa. Siamo in Italia, dopotutto.

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