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Data Pubblicazione: 04/11/19
Pubblicato in: Donne, Finanza
Scritto da: Cosimo Firenzani
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

Donne autodidatte in finanza: molte imparano sul campo e controllano il budget familiare, poche pianificano. Emerge dall’Agos Monitor, indagine della società di credito al consumo nata per capire qual è il rapporto tra le donne e i soldi e la loro propensione a gestire il budget familiare. «Come Agos seguiamo il tema dell’educazione finanziaria da una decina d’anni – spiega Flavio Salvischiani, vice direttore generale di Agos –. All’epoca era un argomento pioneristico mentre oggi è diventata una priorità. In Italia c’è un grande bisogno di formazione finanziaria per ridurre il gender gap. Agos, pur occupandosi di credito al consumo, può avere un ruolo determinante per supportare iniziative che vadano in questa direzione». Le donne dichiarano di gestire le spese più classicamente legate al ruolo tradizionale della donna (il 91% bada alle spese per l’abbigliamento ed il tessile casa, l’86% alla spesa per la famiglia, l’85% alle spese per i figli). Ma la loro sfera di influenza si estende ad argomenti storicamente più lontani, come appunto i temi di gestione del denaro della famiglia e gli investimenti (il 74% si occupa anche della gestione del risparmio). La donna in realtà dichiara di avere voce in capitolo anche in aree tradizionalmente di competenza maschile come spese per la gestione del condominio e delle bollette (72%) o l’acquisto e la gestione di auto e moto (65%), anche se sembra trattarsi soprattutto di supporto al decisore, più che di una vera co-decisione. Questo ruolo, però, sembra svilupparsi soprattutto nelle nuove situazioni famigliari (la ’singleness’, inclusa quella di ritorno, post separazione o vedovanza in età più matura). È in questa situazione che l’assunzione di responsabilità, necessitata, induce ad una crescita delle competenze del capitale umano femminile. «Nelle donne esiste più un controllo ex post delle spese che rappresenta l’opposto della pianificazione – spiega Fabrizio Formezza, presidente di Eumetra Mr –. Anche se il ’senso del futuro’ è più femminile che maschile, le donne non pianificano. Bisognerebbe dare all’uomo più senso del futuro e alle donne più strumenti (di educazione finanziaria) per affrontare quel futuro». La pianificazione finanziaria sembra toccare infatti un numero contenuto di donne e delle loro relative famiglie (in linea con quanto peraltro emerge da altre osservazioni simili): circa il 20% sembra attuare una pianificazione estesa. Tuttavia, lo spazio per migliorare sembra ampio e le condizioni sembrano favorevoli. Circa 6 donne (famiglie) su 10 dichiarano che qualche tentativo di planning almeno sulle voci principali della progettazione famigliare viene effettuato. Una quota di ampia maggioranza (almeno 9 su 10) riconosce alla pianificazione il suo valore di protezione ed efficientamento della finanza famigliare. Il punto di snodo è nelle forme di pianificazione. I modelli Excel (inteso come metafora di una pianificazione famigliare ad elevata complessità matematica) non sembrano essere adatti, come vedremo in seguito. Bisogna creare nuovi modelli più leggeri, pratici, facili. Attraverso questi la famiglia potrebbe alzare il suo livello di controllo del denaro e la donna essere portatrice di una nuova cultura della gestione oculata nel tempo e non solo nell’hic et nunc. L’autonomia passa anche dalla diminuzione di questi gap, anche se un semplice allineamento alla popolazione maschile appare solo il primo passo. La buona predisposizione del segmento femminile verso una finanza famigliare sostenibile la rende un ottimo banco di prova per strategie di incremento della cultura finanziaria attraverso nuovi strumenti e nuovi approcci. Non è forte presso il segmento la richiesta di forme classiche: app evolute (22%), corsi (di persona o on line, solo 12%), lo stesso affiancamento di consulenti (13%). Apparentemente le donne sembrano poco motivate a crescere in questa direzione della maggior cultura finanziaria. Ma, appunto, qui potrebbe essere la chiave: la leva non è la cultura finanziaria fine a sé stessa. Si tratta di aprirsi ad una nuova cultura finanziaria, basata sulla pratica, sulla immediata applicazione, sullo scambio comunitario di saperi (più che insegnamenti top down), magari anche con un pizzico di tecnologia, ma sempre con la persona, i suoi bisogni e i suoi linguaggi al centro. Una nuova cultura finanziaria pratica da insegnare e tramandare ai figli, affiancando ai percorsi scolastici un superiore livello di buone pratiche famigliari.

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