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Data Pubblicazione: 28/05/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Alessandro Farruggia
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

MOLTO è cambiato nelle urne, poco negli equilibri di potere a Bruxelles cambierà. I popolari del Ppe passano da 216 a 180 seggi (-36), rimanendo il primo partito. I socialisti calano da 185 a 146 (-29), e restano il secondo gruppo. I liberali dell’Alde, rinforzati dal partito di Macron che nel 2014 non c’era e altre formazioni minori, salgono da 69 a 109 (+40). I Verdi, da notare senza nuovi acquisti, registrano un indubbio successo passando da 52 a 69 (+16). Male invece i conservatori dell’Ecr che, grazie anche al pessimo risultato dei Tory britannici, passano da 77 a 59 (-18). Molto bene, di contro, i sovranisti dell’Enf, che grazie alla performance della Lega e del Rassemblement National passano da 36 a 58 (+12), mentre l’Efdd grazie al Brexit Party di Nigel Farage passa da 42 a 54 (+12). La sinistra radicale del Gue/Ngl crolla invece da 52 seggi a 39 (-13).
I CAMBIAMENTI non sono da poco, e per effetto dei risultati il governo greco ha deciso nuove elezioni mentre il cancelliere austriaco Kurz (pur vincente) ha appena perso la fiducia del Parlamento. Ma il potere a Bruxelles si sta riconfigurando per tutelare chi è già in sella. Alla luce dei risultati la maggioranza precedente popolari/socialisti (325) non raggiunge la maggioranza assoluta. Ma la soluzione è già pronta: allargare all’Alde e raggiungere i 434 seggi su 751. È anche possibile che si decida di includere anche i Verdi, raggiungendo una maggioranza di 503. Blindatissima. Alde non chiede di meglio e anche i Verdi sono disponibili. Alde però mira in alto e chiede in cambio il presidente della Commissione, facendo saltare l’accordo per gli spitzenkandidaten che affiderebbe la carica al presidente del gruppo che ha avuto più voti, quindi al popolare Manfred Weber. Il partito popolare resisterà fino all’ultimo, ma con ogni probabilità dovrà cedere a un candidato del’Alde come ex commissario Ue Margrethe Vestager o a un candidato gradito alla Francia di Macron come l’ex commissario europeo Michel Barnier, formalmente repubblicano quindi popolare. O l’ex commissaria Ue al bilancio Kristalina Georgieva, bulgara, sempre Ppe. In sostanza, chi oggi ha il potere, lo manterrà, allargandolo ai liberali e (forse) ai Verdi.
SOVRANISTI e conservatori erano e resteranno all’opposizione, ma per impulso di Matteo Salvini l’attuale geografia sarà ridisegnata e nascerà un gruppo denominato European Alliance for People and Nations (Eapn). «Un gruppo – ha detto ieri Salvini – che avrà 100-150 deputati» e potrebbe superare l’Alde. E infatti. Nell’Eapn confluiranno i 58 Enf e i 54 Efdd più alcuni conservatori: il Partito dei Veri Finlandesi (2 seggi) e i Dansk Folkeparty (1 seggio), probabilmente gli spagnoli di Vox (3 seggi). Già così sarebbero 118 eletti, ma dal conto vanno sottratti i 14 M5S oggi in conto Efdd. IL GRUPPO sarebbe a quota 104, quindi sotto all’Alde, ma potrebbe accogliere Fidesz, il partito del premier ungherese Orban, mal tollerato nel partito popolare per le sue poltiche contro la democrazia liberale e raggiungere così quota 117 (131 con M5S). Davvero non male, ma pur sempre una forza di opposizione. Oggi il Consiglio Europeo si riunisce per un vertice straordinario e avvierà il lavoro per il puzzle di nomine in arrivo. E con buona pace dell’Europarlamento è proprio nel Consiglio che si deciderà tutto. I colloqui veri per arrivarci si sono svolti sull’asse Bruxelles-Berlino-Parigi-Madrid. I cittadini votano, ma il potere rimane sempre nelle capitali che contano, meno Londra che si è di fatto autoesclusa con la Brexit. E l’Italia – che oggi ha la presidenza del Parlamento, quella della Bce e l’Alto Commissario alla Politica Estera – è destinata ad avere di meno.

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