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Data Pubblicazione: 10/01/19
Pubblicato in: Finanza
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Pubblicato su: LA NAZIONE QN

«NON ABBIAMO modificato la nostra posizione. Abbiamo già espresso la nostra opinione». Poche, lapidarie parole, quelle di Victor Massiah, ceo di Ubi banca, a margine della riunione dello Schema volontario del Fondo interbancario a Milano. L’istituto presieduto da Massiah, smentisce ancora una volta (era già successo in agosto) il suo eventuale interesse per un’acquisizione di Carige, la banca attualmente nell’occhio del ciclone. Per molti analisti la salvezza di Carige passa attraverso le nozze con un’altra banca: l’advisor Ubs, del resto, è al lavoro da tempo, incaricato dall’ex ad Fabio Innocenzi prima di diventare commissario, ma un reale interesse ancora non risulta essere stato registrato. I possibili pretendenti, però, sono tanti anche per la dote di Carige: in Borsa l’istituto ligure capitalizza attorno agli 80 milioni, ma ha in pancia ingenti crediti fiscali e ‘copre’ un territorio ligure ricchissimo per la raccolta del risparmio. Una banca che potrebbe assorbire l’operazione è Unicredit, che però ha sempre smentito, anche perché non intende deviare dal piano industriale. Ciclicamente tornano i nomi di Banco Bpm (senza che alcun passo concreto sia mai stato mosso), Intesa Sanpaolo, che ha già salvato le banche venete, l’emiliana Bper e la francese Crédit Agricole, che ha fatto un’operazione simile con Cesena. Le manifestazioni di interesse saranno chieste a fine febbraio, col progetto industriale pronto. L’eventuale compratore richiederà una dote pubblica consistente, oltre un istituto ripulito di tutti i crediti deteriorati.

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