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Data Pubblicazione: 31/10/19
Pubblicato in: Fisco e Tasse
Scritto da: Luca Cifoni
Pubblicato su: IL MESSAGGERO

Auto aziendali, immobili, bollette, filtri e cartine per le sigarette. La legge di bilancio che sta per essere chiusa non contiene solo le tassa sullo zucchero e sulla plastica (quest’ultima in via di revisione): per garantire circa 11 miliardi di maggiori entrate indicati nel Documento programmatico di bilancio il testo prevede una serie di imposte e balzelli destinati ad avere un impatto non trascurabile. Inoltre la bozza messa a punto in vista dei vertici di maggioranza di queste ore contiene una stretta retroattiva sugli ammortamenti dei concessionari autostradali.
Le novità in tema di tassazione degli immobili vengono dall’unificazione tra Imu e Tasi, confluita in manovra dopo essere stata inserita in uno specifico disegno di legge di semplificazione fiscale. Da un certo punto di vista si tratta in effetti di una piccola riduzione degli adempimenti, visto che attualmente convivono due tributi, Imu e Tasi appunto, residuo della convulsa stagione seguita al governo Monti, in cui I vari esecutivi intervennero più volte sulla materia. D’ora in poi ci sarà un solo codice tributo ed un unico versamento. Ma al di là di questo si creano le condizioni per alcuni possibili aumenti. Innanzitutto viene confermata e in qualche modo resa stabile la possibile maggiorazione dello 0,8 per mille rispetto all’aliquota massima del 10,6. 1 Comuni che hanno già portato l’aliquota effettiva all’11,4 per mille (ovvero 1,14 per cento) potranno scegliere di confermare questa opzione, senza possibilità però di ulteriori incrementi in futuro. Di fatto non cambierà niente nei Comuni (come Roma) in cui l’aliqota è già al livelli massimi. Inoltre viene portata dal 7,6 all’8,6 per mille l’aliquota base per gli “altri immobili” e dal 4 al 5 per mille quella sulle abitazioni principali cosiddette di lusso: significa un aumento in quel Comuni in cui finora l’aliquota base non era stata aumentata. In compenso sul fronte immobiliare pare destinato a sparire l’aumento da 50 a 150 euro delle imposte ipotecaria e catastale in cifra fissa nel caso di trasferimento tra privati.
Altro capitolo, quello dell’auto. Qui la stretta riguarda le vetture aziendali di uso promiscuo. Un benefit per il dipendente che finora veniva tassato per il 30 per cento dell’importo ricavato dalle tabelle Ad dei coefficienti chilometrici. Ora la quota tassabile di questa retribuzione “in natura” sale al `100 per cento, salvo che per i dipendenti che lavorano come agenti di commercio: per tutti gli altri la misura del prelievo di fatto viene più che triplicata. La nuova imposta sull’energia prodotta da fonti inquinanti si configura come un’accisa e andrà a colpire i combustibili come carbone, gas naturali, gasolio e altri ancora. L’elettricità prodotta da centrali basate sulle relative tecnologie costerà quindi di più, con buona probabilità che i costi si riversino sugli utenti finali in bolletta. L’intervento sui concessionari autostradali limita all’1% del costo dei beni – già dal 2019 – la quota di ammortamento finanziario deducibile: Aiscat (l’associazione dei concessionari) ha già fatto sapere che così si rischia il blocco degli investimenti. Dal vertice dl maggioranza di ieri pomeriggio è intanto uscita l’intesa sulla cosiddetta “fiat tax” per le partite Iva: l’imposta sostitutiva del 15% in caso di ricavi fino a 65 mila euro continuerà ad essere accompagnata dalla più semplice determinazione forfettaria del reddito: esclusi i contribuenti con spese di personale superiori a 20 mila euro e reddito oltre i 30 mila. Sulla legge di Bilancio è poi intervenuto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri per dare un’indicazione importante: si farà la rimodulazione delle aliquote Iva, anche se per il 2020 sono stati bloccati i previsti aumenti. «È giusto che le patatine fritte siano tassate al 4% come il pane?» si è chiesto retoricamente il ministro fornendo un esempio di agevolazione da cancellare. 

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