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Data Pubblicazione: 10/01/19
Pubblicato in: Occupazione
Scritto da: Claudia Voltattorni
Pubblicato su: CORRIERE DELLA SERA

La buona notizia è che in Italia, nel mese di novembre l’occupazione è rimasta stabile. Con un leggero aumento dei contratti a tempo indeterminato (+15 mila) e un calo di quelli a termine (-22 mila). E il tasso di disoccupazione è sceso, dopo due rialzi consecutivi, dello 0,1% attestandosi al 10,5%, mentre quella giovanile cala dello 0,6% fermandosi al 31,6%. La cattiva notizia è però che aumentano gli inattivi, coloro cioè che non hanno un’occupazione e non la cercano: +26 mila in un mese (+0,2%) e sono soprattutto donne (+35 mila), giovani tra 15 e i 24 anni (+16 mila) e gli over 5o (+36 mila). C’è «un quadro di sostanziale stazionarietà dei livelli occupazionali», nota l’Istat a commento dei dati diffusi ieri su «Occupati e disoccupati» nel mese di novembre 2018. La Cgil parla di «mercato del lavoro ormai da troppi mesi immobile», con «un Paese fermo» e «l’avvicinarsi di un rischio recessione, aggravato dalla stagnazione della produzione industriale». Su base annua, la situazione è migliore, ma di poco. Rispetto al novembre 2017, l’occupazione è aumentata dello 0,4% con 99 mila nuovi posti, ma, come da tendenza degli ultimi anni, sono i contratti a termine a crescere (+162 mila) e calano invece le occupazioni stabili (meno 68 mila). A crescere soprattutto i lavoratori over 5o (+ 275 mila) a scapito dei più giovani nella fascia 15-49 anni (meno 175 mila). Ecco perché l’Istat sottolinea «la crescita occupazione positiva nei 12 mesi anche se molto ridimensionata rispetto ai mesi passati»: quello tra novembre 2017 e novembre 2018 è l’incremento minore di occupati in tre anni e mezzo dal maggio 2015. I disoccupati sono oltre due milioni e 700 mila. Per il Movimento 5 Stelle, «i dati certificano che, grazie al decreto dignità, stiamo rilanciando l’occupazione». Ma Confcommercio parla di «oltre Zoo mila posti di lavoro persi da maggio 2018» e Confesercenti di «preoccupanti segnali di debolezza». E anche Cisl e Uil temono «un rallentamento della crescita».

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