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Data Pubblicazione: 08/11/19
Pubblicato in: Unione Europea
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Pubblicato su: LA NAZIONE QN

Una situazione allarmante, quello dell’economia italiana. Alla ricerca del vocabolo giusto per sintetizzarla, la Commissione Ue ricorre al termine ‘doldrums’, che può essere tradotto con stagnazione, depressione, marasma. Il nodo è la bassa crescita e l’Italia, è scritto nel rapporto di previsione macroeconomica, «sta lottando per sfuggirne». Il quadro che le nuove stime Ue consegnano è quello di un Paese che non riesce a uscire dalla trappola di una lunga fase di stasi e «tuttora non mostra segni di una ripresa significativa». Dal 2017 si trova sistematicamente dietro tutti gli Stati Eurozona con la crescita più bassa. Nel 2020 e nel 2021 il solo sotto l’1%. Non a caso, il commissario francese Moscovici (nella foto insieme a Valdis Dombvroskis) osserva come le «riforme non siano più rinviabili». Proprio le difficoltà italiane, però, dovrebbero fare sì che la Commissione uscente – come quella che entrerà in carica dal 1° dicembre – non calchi la mano sulla gestione dei conti pubblici. Le stime di indebitamento elaborate a Bruxelles non sono poi così lontane da quelle della legge di bilancio e neppure sono stati sollevati dalla Commissione ’sospetti’ sulle entrate da contrasto dell’evasione fiscale. Le condizioni per un via libera alla ‘finanziaria’ 2020 fra due settimane ci sarebbero, a patto naturalmente che la manovra non venga stravolta in Parlamento. Tuttavia resta nella sua interezza il caso Italia, che prosegue nel suo lungo trend di bassa crescita e di aumento del debito. È vero che si abbassa la spesa per interessi di circa 3,5 miliardi (lo 0,2% del Pil) sia nel 2020 sia nel 2021. Ma si ridurrà pure l’avanzo primario, portandosi nel 2021 allo 0,4% del Pil. La media del 2000-2004 era stata del 2,4%, nel 2005-2009 dell’1,3%, nel 2010-2014 dell’1,4%. Troppo poco per garantire una riduzione del debito/pil. Dal millantato «anno bellissimo» (Conte dixit) a un 2020 magro.

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