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Data Pubblicazione: 26/05/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Luigi Caroppo
Pubblicato su: LA NAZIONE

«GRAZIE, grazie per questi cinque anni straordinari passati al governo di Firenze. Non mi sono mai sentito solo». Il sindaco Dario Nardella, tiene alto il vessillo del Pd e del centrosinistra sulla Torre d’Arnolfo di Palazzo Vecchio sotto l’assedio del centrodestra compatto: saluta tutti al termine della campagna elettorale dal vagone della tramvia. Un simbolo viaggiante. Proprio sull’avvio delle due nuove linee del trasporto pubblico (e sulle prossime da realizzare) si è giocata la partita fiorentina del primo cittadino. Dall’altra parte Ubaldo Bocci, civico, lanciato dalla Lega, accettato dai compagni di viaggio dei Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Manager (consigliere d’amministrazione del colosso finanziario Azimut) ed ex presidente della Fondazione nazionale dell’Unitalsi, prestato al servizio per la comunità fiorentina «da liberare dal sistema di potere del centrosinistra».
BOCCI ha puntato più che sulle infrastrutture sulla questione sicurezza, punto centrale della sua campagna elettorale, ma senza le ruspe e i toni duri cari al vicepremier Salvini. Bocci ha strizzato così l’occhio al centro e si è rivolto ai delusi della sinistra. Un moderato: niente urla e periferia battuta palmo a palmo, posizioni soft che hanno portato a qualche critica da parte degli alleati sovranisti. La via nardelliana del Pd, liberata dall’ombra di Matteo Renzi, sindaco storico di Firenze per ribalta nazionale e trasformazione cittadina, guarda al sodo: tramvia quindi, ma anche battaglia Tav e aeroporto potenziato dopo troppi ritardi. Bocci punta al secondo turno, risultato che sarebbe di rilievo per il centrodestra: «Arriveremo al ballottaggio e ci saranno dei punti di differenza tra noi e loro, lo abbiamo messo in preventivo. Ma combatteremo». Oltre che a Bocci, Nardella deve guardarsi anche le spalle a sinistra dove la vera novità è stata rappresentata da Antonella Bundu, sostenuta da «Firenze città aperta», Sinistra Italiana e Potere al Popolo, mentre l’ex sceriffo e già vicesindaco Graziano Cioni ha guidato la lista civica «Punto e a capo» (candidato Mustafa Watte). E i Cinquestelle? Difficilissimo che ripetano l’exploit delle passate elezioni politiche e amministrative, divisi al loro interno prima di schierare l’architetto Roberto De Blasi (e forse anche dopo). TOSCANA, ago della bilancia nazionale? Può darsi, se si pensa al destino che aspetta Livorno dopo l’addio alla guida del sindaco Filippo Nogarin, ora candidato alle Europee per il M5S. Si ipotizza un ballottaggio dove sia Pd, con Luca Salvetti, che il centrodestra, con Andrea Romiti, cercano di strappare la fascia tricolore appunto al M5S che ha schierato Stella Sorgente, già vicesindaca.
INTERESSANTE la sfida di Prato, dove l’uscente dem Matteo Biffoni dovrà vedersela con il candidato del centrodestra, il civico Daniele Spada. E’ proprio nella città del tessile e della maggiore incidenza di popolazione straniera tra i residenti, che potrebbe fare breccia il vento sovranista al grido «Prima gli italiani» di Salvini. Le previsioni? Danno il ballottaggio probabile, ma non sicuro. Il Pd e le liste collegate hanno battuto centro, periferie e campi sportivi fino all’ultimo minuto («La città è in cammino, non ci fermiamo», dice Biffoni) mentre Spada ha scelto il fucsia «per riportare il sorriso a Prato». Sono 189 su 273 i comuni della Toscana che oggi sono chiamati alle urne per l’elezione del sindaco. Un milione e 867mila elettori toscani avranno dunque due schede su cui votare: europee e amministrative (a Firenze, poi, si rinnovano anche i consigli di quartiere con elezione diretta del presidente). Oltre alle tre città capoluogo, sono trentacinque sono i municipi con più di 15mila abitanti.

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