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Data Pubblicazione: 14/10/19
Pubblicato in: commercio
Scritto da: Enrico De Fusco
Pubblicato su: ITALIAOGGI

Abbigliamento, arredamento e beauty sono i tre settori economici che trainano la crescita dell’e-commerce made in Italy. Si prospetta, quindi, un 2019 positivo per l’abbigliamento online che raggiunge un volume di affari di quasi 3,3 miliardi di euro (+16%); per l’arredamento e home living, che tocca 1,7 miliardi di euro (+26%) e con il beauty che supera quota 560 miliardi di euro (+24%). Sono questi i dati che emergono dall’Osservatorio e-commerce b2c, frutto del rapporto presentato dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, il consorzio del commercio elettronico italiano, nello scorso mese di settembre a Milano. Il fattore di successo che alimenta la crescita di questi settori dipende in buona parte dalle innovazioni tecnologiche introdotte sul fronte dei servizi resi al cliente. Tra queste spicca lo sviluppo del social commerce con la creazione di un prodotto acquistabile (cosiddetto shoppable content) secondo la realtà aumentata, l’abilitazione della ricerca vocale o per immagini per facilitare l’identificazione del prodotto, l’utilizzo di big data, mobile payment, machine learning e intelligenza artificiale per personalizzare prodotti e percorso dell’utente. Nonostante ciò, il gap da colmare è ancora ampio, difatti, la penetrazione sul totale retail di questi settori resta ancora al di sotto del 10%. Ma è l’intero comparto dell’e-commerce che ha un’alta potenzialità di sviluppo, basti pensare che nel 2019, in Italia, il valore degli acquisti online toccherà i 31,5 miliardi di euro con un incremento del 15% rispetto al 2018. Ecco quindi che, in prospettiva, la vera sfida dell’ecommerce made in Italy è migliorare l’esperienza di acquisto generata dal proprio sito internet, considerata tra le innovazioni più importanti di ogni business online purché risulti strategica per determinare quante visite su un sito di e-commerce si trasformeranno in vendite effettive. Infatti, un aspetto centrale che caratterizza lo sviluppo dell’e-commerce, anche per i prossimi anni, è la progettazione della cosiddetta «customer journey online»: si tratta di un percorso interattivo online che accompagna il cliente verso un’esperienza d’acquisto (customer experience) snella, efficace e in grado di superare le oggettive difficoltà della vendita a distanza, cioè non poter realmente provare e vedere i prodotti. Quindi l’ulteriore sfida qual è? In primis fidelizzare il cliente al canale web oltre che al brand laddove le politiche di prezzo non sono le sole sufficienti a determinare l’acquisto del prodotto. Ebbene, i dati dell’Osservatorio mostrano altri particolari interessanti. La crescita passa anche dall’offerta di servizi a valore aggiunto in fase di consegna unita alla gestione efficiente ed efficace dei resi (che nell’abbigliamento arrivano a pesare anche il 30%), offerta di opzioni di consegna in luoghi alternativi ad esempio pacchi o armadietti (cosiddetti parcel o lockers), sviluppo di servizi speciali (assistenza allo sdoganamento e pagamento anticipato degli oneri doganali) per supportare l’export digitale e, nell’arredamento e home living, consegna al piano con montaggio e installazione. Ma non è tutto. Vale la pena citare ulteriori dati che aiutano a capire, in un ambito più generale, la valenza dei numeri del e-commerce in Italia e nel mondo. In tal senso, secondo Unioncamere-Infocamere, in dieci anni sono più che triplicate le aziende che vendono online (+14 mila dal 2009). Alla fine del 2018 erano 20mila, con un netto incremento nel Sud Italia. Infatti, in termini assoluti le regioni a più alta crescita sono state Lombardia, Campania e Lazio (rispettivamente +2.634, +2.018 e +1.555 unità), in termini relativi quelle che sono cresciute a ritmo più sostenuto sono state Campania, Abruzzo e Calabria (tutte oltre la media del 35% all’anno), seguite da Puglia, Basilicata e Sicilia con aumenti medi superiori al 25% in ciascuno dei dieci anni considerati. Tornando ai dati dell’Osservatorio e-commerce b2c, si nota che i volumi attuali dell’e-commerce made in Italy non sono ancora sufficienti per recuperare il ritardo rispetto ai principali mercati stranieri comparabili al nostro (Regno Unito, Francia e Germania), dove l’e-commerce raggiunge penetrazioni da due a quattro volte superiori. I fattori di questo ritardo sono diversi, ma il principale è la carenza di offerta caratterizzata da un approccio ancora sperimentale e troppo «timido» da parte della maggior parte degli operatori tradizionali italiani, che non hanno compreso in pieno la rilevanza strategica del fenomeno e-commerce. Anche l’export digitale italiano incontra delle criticità, infatti, ad eccezione dell’abbigliamento (in particolare di lusso), l’e-commerce oltreconfine fatica ancora a decollare a causa di diversi fattori, tra cui le alte complessità operative (in primis onerosità delle attività logistico-distributive) e legislative. Va da sé che esiste un elevata richiesta all’estero dei prodotti italiani e in particolare dei settori economici descritti. Si tenga conto che da dati macro, i consumatori a li *** vello mondiale che acquistano online sono quasi 2 miliardi i quali mostrano interesse sia per l’ampiezza di gamma che dalla convenienza dei prezzi e dal livello di servizio che risulta elevato. Lo scenario dei volumi ecommerce, sempre a livello mondiale, è significativo. Solo nel 2018 la domanda di business to consumer (b2c) ha superato quota 2.500 miliardi di euro con la Cina che presenta il miglior mercato ecommerce (1.000 miliardi di euro); seguono gli Stati Uniti con un mercato da 620 miliardi di euro, quasi analoga all’ecommerce europea, che si attesta intorno ai 600 miliardi di euro. Tra i maggiori attori del e-commerce europeo figurano sempre loro, Regno Unito, Germania e Francia che insieme costituiscono circa la metà dell’intero mercato europeo. Una serie di altri fattori, non solo tecnologici, giustificano questi interessanti valori tra cui: le alleanze tra gli operatori del settore (grandi merchant, startup, ma anche aziende operanti in altri ambiti) con l’obiettivo duplice di sviluppare nuove tecnologie e di espandere il proprio business online; la conferma di alcuni eventi del e-commerce come ad esempio il Single Day in Cina o il Black Friday e il Cyber Monday negli Stati Uniti. Dunque, anche dall’export digitale del made in Italy si potrebbe cogliere l’opportunità di dare un ulteriore spinta allo sviluppo dei settori economici già in crescita.

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