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Data Pubblicazione: 04/11/19
Pubblicato in: Aziende, Economia
Scritto da: Dario Di Vico
Pubblicato su: L'ECONOMIA DEL CORRIERE DELLA SERA

Nei giorni scorsi a Brescia è stata presentata un’interessante ricerca condotta congiuntamente dagli uffici studi dell’Associazione industriale bresciana e di Intesa Sanpaolo. L’indagine che ha riguardato 215 imprese (15 mila addetti e un fatturato aggregato di 5,5 miliardi) è ad ampio raggio (trasformazione 4.o, green, filiere e capitale umano) e si presta ad alcune riflessioni che non valgono solo per il territorio bresciano ma che, usando quest’ultimo come caso di studio, possono essere allargate alle province manifatturiere del nuovo triangolo industriale Milano-Bologna-Treviso. Provo a sceglierne alcune.
1) La demografia. Il cammino dell’industria lungo il crinale della grandi trasformazioni in atto incontra una demografia largamente sfavorevole. Mancheranno nei prossimi anni — da qui al 2050 secondo l’Istat — le persone in età di lavoro. Fino a 6 milioni, seppur nell’arco di 30 anni. Nel frattempo dovremmo affrontare quella che sta prendendo le sembianze di una fuga dei talenti verso l’estero che colpisce anche i territori manifatturieri che non paiono agli occhi della «meglio gioventù» sufficientemente attrattivi. Aggiungiamo che gli stessi distretti faticano a trovare i tecnici che servono all’impresa 4.0 e che il sistema scuola non riesce a sfornare nelle quantità e nei tempi necessari. Infine vale la pena ricordare come proprio Brescia — ma non solo — attragga dall’estero nella stragrande maggioranza solo manodopera di fascia bassa. La somma di questi elementi indica in prospettiva un contesto esterno all’impresa decisamente sfavorevole. Cominciarne a parlare mettendo l’insieme l’intero spettro dei fenomeni sarebbe quantomeno utile.
2) Le relazioni di filiera. Lo studio Aib-Intesa ha ricostruito la composizione degli acquisti delle imprese della meccanica per fascia chilometrica. Ebbene Brescia risulta in testa nella particolare classifica delle filiere corte ovvero dei territori che «comprano» a breve raggio (48 chilometri), davanti a Bergamo, Varese e Vicenza (vedi tabella). Ma hanno filiere corte perché trovano tutto ciò che serve nelle zone limitrofe oppure perché cercano solo alcune cose e non altre (componenti e non servizi avanzati, per esempio)? La domanda è intrigante e per ora, con i dati che possediamo, non ha risposta ma induce a ragionare sull’attraversamento del confine manifattura/servizi e di conseguenza su quanto spendano le imprese di territorio sul fronte dell’innovazione.
3) Organizzazione. Indagando sui principali vantaggi competitivi percepiti dalle imprese prese in esame viene fuori che primeggiano (largamente) la qualità, il servizio alla clientela e la flessibilità. La Cenerentola è però l’innovazione organizzativa che in tempi di rapida trasformazione meriterebbe, in tutta evidenza, una differente considerazione. Prendiamo una componente dell’innovazione organizzativa: si scopre che solo il 36% delle aziende intervistate possiede un piano pluriennale e solo il 12% dichiara di star ovviando. Però più l’azienda è managerializzata più aumenta la propensione a darsi un orizzonte di pianificazione e infatti in presenza di un manager assunto dall’esterno la percentuale dei «pianisti» sale dal 36% al 58%. Quando il manager viene dall’interno, invece, si resta in basso, nella media.
4) Tecnologie 4.0. Le imprese con piano strategico pluriennale sono anche quelle più avanti nella trasformazione digitale (65% contro 38%). Se entriamo nel merito delle tecnologie adottate gli investimenti in macchinari e robot dominano il campo, anche per effetto degli incentivi di Industria 4.0. Li hanno acquistati il 69% delle imprese, ma il 50% del totale ha anche realizzato l’integrazione elettronica delle informazioni del processo produttivo. E il 44% usa big data e analytics. Dati che presi complessivamente fanno ben sperare e che ci raccontano di una buona risposta dei territori alle sfide del momento. 5) La staffetta generazionale. II ricambio alla testa delle aziende non è percepito come un tema rilevante, solo il 25% delle imprese oggetto dell’indagine Mb-Intesa gli assegna un’attenzione «alta». Nella classifica delle sfide che stanno davanti al sistema delle imprese la staffetta è nella buona sostanza ultima nella percezione sia delle grandi aziende sia delle micro. Eppure l’età media degli imprenditori dei territori del Triangolo suggerirebbe un altro tipo di approccio.

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