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Data Pubblicazione: 05/12/18
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Claudia Marin
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

ROMA – DALLA foto dal balcone di Palazzo Chigi, con il vicepremier Luigi Di Maio trionfante per aver portato a casa il reddito di cittadinanza strappando un impegnativo 2,4% di rapporto deficit/Pil, al premier Giuseppe Conte che nelle ultime ore si muove tra la Capitale e Bruxelles per scongiurare la procedura di infrazione dell’Europa, senza temere di farsi fotografare assieme al tanto bistrattato presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. È la parabola lungo la quale si colloca l’inizio della legge di Bilancio e il tentativo in corso di ridurre l’impatto negativo che ha avuto e potrebbe avere la condanna della nostra manovra da parte dell’Europa. In mezzo, un progressivo rinunciare alle bandiere che Lega e 5 Stelle avevano sventolato in campagna elettorale ma anche nel contratto di governo. Un bagno di realtà che ha visto il Carroccio in vantaggio, perché di fatto Matteo Salvini aveva ammainato il vessillo della flat tax prima ancora che la legge di Bilancio cominciasse la sua navigazione parlamentare. Tant’è che alla fine nel pacchetto fiscale c’è solo un rafforzamento del bonus forfait previsto dai governi precedenti per le partite Iva. Ugualmente, per le pensioni si è partiti da quota 100 senza vincoli e si è arrivati con quota 100 con finestre, divieto di cumulo e slittamenti. Per non parlare della proroga dell’Ape social e di opzione donna. E senza contare che la stessa uscita anticipata è prevista solo per un triennio in attesa di vedere come vanno i conti. I grillini, invece, sono più drastici nel mantenere le posizioni sul reddito di cittadinanza, ma dovranno anche loro fare i conti con le risorse da trovare per scendere almeno al 2 per cento nel rapporto deficit-Pil. E così anche il loro reddito potrebbe diventare una sorta di Rei, Reddito di inclusione, rinforzato.

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