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Data Pubblicazione: 13/06/19
Pubblicato in: Giustizia, Illegalità
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Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

L’OPERAZIONE è la stessa dell’autunno di due anni fa, quando le Fiamme Gialle ipotizzarono una frode fiscale da oltre 5 milioni e mezzo di euro e che portò al sequestro delle quote societarie (salvaguardando attività e lavoratori) del Centro Tennis Club di Montale e della Home Relax Materassi di Montemurlo. Una lunga e complessa attività investigativa condotta dalla sezione di polizia giudiziaria della Finanza presso la procura di Pistoia che ieri mattina ha visto la sua ulteriore evoluzione attraverso le misure cautelari reali, ovvero i sequestri dei beni alle persone indagate: beni mobili, denaro e immobili. I reati tributari ipotizzati sono la sottrazione fraudolenta di beni all’azione di recupero dell’erario, illecito reimpiego e autoriciclaggio. Quattordici i soggetti coinvolti a vario titolo, di cui sette sono indagati per il reato di associazione a delinquere e per i quali il tribunale ha disposto il sequestro ai fini di confisca diretta e per equivalente di somme di denaro, immobili, beni, un complesso aziendale e quote societarie, per un valore complessivo di circa 2,8 milioni di euro. La base resta Montale dove il gruppo, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe operato fin dal 2011 tra le province di Pistoia, Prato, Frosinone e Caserta.
L’OBIETTIVO era preservare due centri di interesse economico-finanziario (produzione e commercializzazione di materassi e intrattenimento ludico e sportivo), riconducibili, come si scrisse all’epoca, a un imprenditore che vive tra Montale e Montemurlo, Massimo Banchi. Quest’ultimo – si legge nella nota diffusa ieri dalle Fiamme Gialle – per far perdere le tracce dei proventi illeciti, nel tempo accumulati, si era spogliato di ogni bene a lui formalmente riconducibile anche, e soprattutto, grazie all’aiuto degli altri componenti l’organizzazione: un ragioniere (addetto alla gestione contabile dell’intero gruppo di aziende coinvolte) e un commercialista di Prato (presso cui era domiciliata una parte delle attività economiche e che, in alcuni casi, si prestava a rivestirne anche cariche societarie). Un consulente della provincia di Frosinone aveva il compito di schermare i principali beneficiari delle frodi, reclutando e gestendo tre prestanome.
«UN PROVVEDIMENTO che arriva dopo i sequestri del 2017, quando, in accordo con la Procura, abbiamo salvato l’occupazione. Con i soldi tracciati e il plauso del curatore e società con regole di comportamento. E oggi, nel 2019, ci troviamo situazioni riferibili al 2008 e poche del 2013» è il commento dell’avvocato Luca Brachi del foro di Prato che difende l’imprenditore Massimo Banchi, da noi interpellato. «Mi riservo di vedere gli atti con precisione – ci ha detto il legale – e ci difenderemo, ora che tutte le nostre fonti di prova sono indagate come concorrenti». L’avvocato Brachi accenna a provvedimenti, a convenzioni di livello internazionale a cui attingere, sottolineando anche la difficoltà delle persone con posizioni marginali in questa vicenda a ricordare fatti che risalgono al 2009-2010. «Faremo il riesame», conclude.

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