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Data Pubblicazione: 09/02/19
Pubblicato in: Economia
Scritto da: Antonella Coppari
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

ANCORA nessuna ricucitura. I sarti non sono entrati in azione. Anzi, proseguono gli strappi tra l’Italia e la Francia dopo l’esplosione della crisi diplomatica. Non risultano telefonate di scuse a Parigi a nessun livello e d’altra parte all’Eliseo non hanno voglia di stemperare i toni contro «la lebbra» nazionalista: formula ellittica, che certo non cela una critica al governo italiano. Addirittura, è circolata la voce che l’Alitalia fosse stata mollata al suo destino da Air France anche se Di Maio si è precipitato a smentire, dicendo che già da tempo c’era questa tendenza a far cadere l’alleanza operativa fra le due compagnie.
SE CONTE prende tempo con l’obiettivo – spiega ai suoi – di stemperare la polemica, a metterci il carico da undici è Salvini. Il presidente Macron lo snobba, fa sapere che parla solo con il premier italiano? E il ministro dell’Interno annuncia di «aver convocato» con una lettera il collega francese Castaner: «Lo voglio vedere per chiedergli di rimandarci i 15 terroristi che vivono da loro». Apriti cielo: il destinatario dell’invito-provocazione si ribella, avvertendo che non si fa convocare da nessuno. Va bene, incalza il leghista, vieni però lo stesso a parlare con me. «Anche io sono pronto ad accogliere il ministro italiano», ironizza Castaner. Stessa musica dissonante sugli accordi raggiunti per i migranti della Sea Watch. Il governo francese che doveva prendere una quota di profughi ha cambiato idea – accusa il Viminale – ci ha mandato una nota in cui spiega che non li vuole più. « Manteniamo gli impegni», assicurano in serata i cugini d’Oltralpe. Le schermaglie non finiscono qui: «La ricreazione è finita», avverte il ministro degli Affari europei Loiseau. In un intervento su Le Monde, Di Maio tenta di stemperare i toni: dice che la Francia è «un paese amico, con la sua millenaria tradizione democratica». Se l’uso dell’aggettivo inappropriato suscita l’ilarità dell’opposizione, le dichiarazioni successive rinfocolano l’ira di Macron: «Io non sono andato dai gilet gialli a dirgli di buttarlo giù. Quello lo faranno i francesi».
IN QUESTO QUADRO, resta altissima la preoccupazione nel cuore delle istituzioni italiane, dal Quirinale a Confindustria. Non solo per l’eventualità di una guerra commerciale con la Francia (per tutti scontata) ma perché dietro l’affondo dell’Eliseo si legge in controluce la convinzione degli altri Paesi di una debolezza crescente del governo, sempre più incapace di parlare con una sola voce, perchè retto da una maggioranza divisa su tutto. Tanto da mettere in difficoltà lo stesso Conte, cui spetta – anche per contratto – il compito di mediare.
SENSAZIONE rafforzata anche dall’aumento dello spread tra i titoli italiani e i bund tedeschi, che ieri ha toccato i 290 punti: in parte conseguenza di una crisi peggiore del previsto, in parte frutto dell’incertezza politica suscitata dal timore che gli equilibri in Italia si stiano sfarinando. E a fugare i residui dubbi arriva anche il colpo battuto da Bruxelles sulla Tav: fonti Ue fanno trapelare che la risposta del governo italiano deve arrivare in poche settimane. Ma forse il termometro migliore di questo clima nervoso è l’ansia con cui si aspettano il voto in Abruzzo: pur trattandosi di una regione piccola, nei palazzi che contano campeggia l’incubo di un risultato troppo negativo per M5S. Potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso, e rendere difficile al vascello gialloverde persino arrivare alle elezioni europee. Stamani il premier salirà sul Colle per le celebrazioni del Giorno del ricordo: occasione ghiotta per un confronto con Mattarella.

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