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Data Pubblicazione: 26/05/19
Pubblicato in: Fisco e Tasse
Scritto da: Marco Mobili
Pubblicato su: IL SOLE 24 ORE

Nel silenzio inusuale di una campagna elettorale lunga un anno, imposto dal voto di oggi per europee e amministrative, lo scontro tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega si consuma via mail con il no del ministero del Lavoro ai correttivi del Carrocio al decreto crescita: stabilizzazione del taglio dei contributi Inail per ridurre il cuneo fiscale alle imprese; aliquota Ires al 20% dall’anno d’imposta 2023 per gli imprenditori che investono gli utili in azienda; deducibilità al 100% dell’Imu pagata dalle imprese sui beni strumentali; aumento della detrazione per le badanti che si occupano di assistenza domiciliare. Il parere contrario dei tecnici di Di Maio è arrivato venerdì sera, a poche ora di distanza dal suo intervento all’assemblea di Confindustria, dove oltre a promettere un cambio di passo per il rilando di industria 4.0, il leader pentastellato ha parlato di fisco più equo: «vogliamo lavorare per un sistema di tassazione più equilibrato sia nelle aliquote che nella partecipazione». Promesse che, al momento, non appaiono in linea con quanto riportato nel foglio Excel con cui il ministero del Lavoro ha dato, senza mezzi termini, «parere contrario» a quattro cavalli di battaglia della Lega per tagliare le tasse a imprese e famiglie. Nella cosiddetta “griglia” con cui i ministeri competenti indicano a Rapporti con il Parlamento, Palazzo Chigi, Sviluppo Economico ed Economia, il parere sugli emendamenti da mettere al voto per migliorare il decreto legge sulla crescita in discussione alla Camera dal 29 maggio, è indicato un “no” secco e ora senza motivazioni. Apesaresonolenomiedicopertura utilizzate dalla Lega per aumentare la dote con cui tagliare le tasse soprattutto alle imprese nei prossimi4 anni di Governo. Per il Carroccio, infatti, le risorse andrebbero recuperate dal cosiddetto “fondone” in cui la legge di Bilando ha fatto confluirei miliardi di euro necessari sia per il reddito di dttadinanza sia per «Quota 100». Si tratterebbe comunque di somme residuali il cui utilizzo non comprometterebbe le due misure. Su quello stesso “salvadanaio”, lo scontrotrailMovimento5 Stelle ela Lega si è acceso a più riprese a partire proprio dal taglio Ires per le imprese.
Ires al 20% dal 2023
Il progetto iniziale del Carroccio, proposto al preconsiglio dedicato al varo “travagliato” del Dl crescita, prevedeva un taglio Ires progressivo al 20% da raggiungere nel 2023, coperto con circa 500 milioni recuperati dalle risorse non utilizzate per il reddito di cittadinanza. Il no dei Cinque Stelle in quella sede ha portato al via libera del decreto crescita con una progressione del taglio Ires che ora si ferma al 20,5% dal 2023. La Lega, con un emendamento firmato da Silvana Comaroli, riporta al 20% l’aliquota Ires per l’anno d’imposta 2023 con una taglio del carico fiscale per le imprese di 503 milioni di euro finanziati da una riduzione della dote 2024 da 7 miliardi del «Fondo perla revisione del sistema pensionistico», voluto sempre dalla Lega per alimentare «Quota 100». Operazione, però, come detto, al momento bocciata dal ministero del Lavoro.
Stop al taglio del cuneo Inail
Parere contrario dei tecnici di Di Maio anche al raglio del cuneo ficcale con la riduzione strutturale dei premi mail pagati dalle imprese. Con una modifica all’ultima legge di Bilando con cui il Governo ha tagliato fino al 2021 di 6o0 milioni i premi per l’assicurazione obbligatoria dei lavoratori, la Lega con un correttivo all’articolo 3 del Dl crescita chiede la «Revisione permanente delle tariffe lnail». In sostanza la stessa Comaroli chiede che il taglio «per il 2021» si trasformi in «a decorrere dai 2021», rendendo così strutturale lo sconto Inail per le imprese di almeno 600 milioni, la cui copertura andrebbe a intaccare almeno in parte il fondo per il reddito di dttadinanza: 500 per il 2022 e altri 300 per il 2023.
Imu sui capannoni al 100%.
I no del Lavoro non si fermano alle riduzioni Ires e Inail. Il taglio fino al 100% (al momento è al 70% per l’anno d’imposta 2022) della deducibilità da Ires e Irpef dell’Imu sui capannoni, chiesto ora dalla Lega con un emendamento al Dl crescita, è stato un cavallo di battaglia anche della campagna elettorale di Di Maio. Come per l’Ires, le coperture pari a oltre 435 milioni indicate dall’emendamento Comaroli vanno sempre a pescare dal fondo «Quota 100» caro alla Lega.
Sconto Irpef per le badanti
Tra i”no” eccellenti indicati dai tecnici di Di Maio è arrivato anche quello sulle tasse per la famiglia. Al ministero del Lavoro non sembra convincere l’aumentodella detrazione Irpef per le badanti che fanno assistenza personale. La proposta di correzione della Lega punta ad aumentare da 2.100 a 4.000 euro il tetto della detrazione Irpef del 19% per chi svolge l’assistenza personale a soggetti non autosufficienti nel compimento degli atti della vita quotidiana. Il costo della maggiorazione dello sconto fiscale stimato dalla Lega è pari a 70 milioni da andare, però, a recuperare dal fondo per il reddito di cittadinanza. Da domani, esito del voto permettendo, i tecnici torneranno al lavoro per salvare o bocciare le misure che per imprese e famiglie, dal 2023, valgono in tutto 1,5 miliardi di tasse in meno, a prescindere da chi ci voglia mettere il “cappello”.

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