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Data Pubblicazione: 06/12/18
Pubblicato in: Illegalità
Scritto da: Silvia Bini
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

CORRE l’imprenditoria cinese. Corre e non lo fa solo su un binario, quello ormai scontato del tessile. Perché se fino a poco tempo fa il distretto era il simbolo della colonizzazione orientale con drappi rossi e ideogrammi, adesso non è più così. Dopo il tessile, infatti, ecco spuntare attività di servizi, ditte immobiliari, aziende edili e agricole. Si cambia spartito, dunque. E questa è già una notizia. Erano gli Novanta quando le prime confezioni cinesi iniziarono ad affacciarsi sul distretto. Pochi ci facevano caso, d’altra parte le imprese orientali si contavano sulle dita di una mano. Ma negli anni iniziarono a diventare sempre più numerose fino al boom post 2001, anno in cui la Repubblica maoista entrò nel Wto (l’Organizzazione mondiale del commercio) e l’area industriale cittadina cominciò a popolarsi di pronto moda cinesi. Un fenomeno oggetto di studio e di dibattito che ha fatto di Prato un caso eccezionale se non unico nel panorama europeo. Ma ora un altro fenomeno sta prendendo campo. Con una premessa: ormai il mondo del tessile-abbigliamento parla sempre più cinese e su questo sono rimasti pochi dubbi. Su 5842 imprese a conduzione orientale che risultavano attive alla Camera di commercio nel 2017 (+2,9% rispetto al 2016), 3775 provenivano dal comparto delle confezioni e 422 si posizionavano lungo la filiera tessile, lasciando intendere un interesse sempre più marcato per il settore della nobilitazione. Ma ora i cinesi – e qui siamo al punto – non si limitano più al tessile. È infatti nella sfera dei servizi che s’affacciano sempre più prepotentemente, con un trend di crescita a doppia cifra in ogni settore: decollano le attività immobiliari (+12,8%), i servizi alla persona (+10%), l’informatica (+16,7%), la stampa e la riproduzione (+18%). «La comunità cinese pur mantenendo una spiccata vocazione manifatturiera è attraversata da processi di diversificazione significativi e sta ampliando, soprattutto verso il terziario, il ventaglio dei settori di inserimento», spiega Dario Caserta dell’Ufficio Studi della Camera di commercio. «Sta nascendo una città nella città che rischia, però, di ampliare il divario tra le due comunità». Non si tratta più di imprese che nascono e chiudono velocemente, ma di attività strutturate, tant’è che è in calo il trend delle cessazioni d’impresa. Idem per il tasso di turnover al 30%, mentre fino al 2010 era oltre il 50% tra le imprese cinesi. Aumenta quindi la quota di aziende presenti sul mercato da oltre due anni (68,8%). Questo fa pensare a uno sviluppo più equilibrato dell’imprenditoria del Dragone, visto che tra le 8879 imprese straniere attive al 31 dicembre 2016, 1179 a conduzione cinese risultavano iscritte prima del 2010. Anche la forma organizzativa è indice di maggiore strutturazione: la forma della srl è quella che registra i tassi di crescita più sostenuti (+9,8%). «La fotografia scattata a fine 2017 restituisce un’immagine dell’imprenditoria straniera presente a Prato che si sta evolvendo verso una progressiva stabilizzazione delle dinamiche di sviluppo e ricambio interno e che, almeno in alcune delle sue componenti principali, sembrerebbe ormai saldamente radicata», aggiunge Caserta. «Essa penetra una fetta consistente dell’apparato produttivo determinandone, in modo spesso decisivo, l’evoluzione e gli equilibri». Aziende più stabili che si stanno facendo sempre più spazio in ogni settore. Silvia Bini (10-continua)

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