Seleziona una pagina
Data Pubblicazione: 13/08/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Ettore Maria Colombo
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

OGGI anche quello che non ti aspetti, il segretario della Cgil Maurizio Landini, rebelde della sinistra per tradizione e vocazione, aprirà al governissimo o, meglio, al governo di responsabilità nazionale. Un governo che duri, dunque, e che non si limiti a non far scattare l’aumento dell’Iva e delle accise, come dicono i renziani, cioè il governo ‘no tax’, ma un governo di lungo periodo che faccia le «grandi riforme».
AL NETTO della sorpresa che le parole di Landini susciteranno la verità è che il cerchio intorno al segretario dem, Nicola Zingaretti si fa sempre più stretto. Il giorno dopo aver difeso la scelta delle elezioni, il segretario alla fine ha dovuto dire il suo no a un ‘governicchio’: «Non è credibile un’ipotesi che preveda un governo per fare la manovra da cui questo governo sta scappando per poi andare a votare. Apriamo la crisi e vedremo con Mattarella quale è la forma migliore più seria e credibile per salvare l’Italia». Pesano ovviamente in casa Pd le prese di posizione di pezzi da novanta come Romano Prodi, Walter Veltroni, Enrico Letta. Figure storiche e autorevoli che hanno chiesto, in diverse forme, di non tornare al voto. Prefigurando, a loro volta, un governo che passi il traguardo non solo della prossima manovra economica, ma i prossimi anni e che si vedono candidati in pectore per la successione a Mattarella quando, nel 2022, si voterà il nuovo capo dello Stato. Pesa il favore delle forze sociali e produttive da Confindustria fino, appunto, alla Cgil di Landini. Pesa, ovviamente, la guerra aperta dichiarata da Renzi e dai suoi al quartier generale del Nazareno. Ieri, i propositi di scissione dal Pd non sono stati smentiti come pure, più volte, Zingaretti ha chiesto di fare.
«VOGLIO che sia una separazione consensuale, amichevole» ha detto, usando parole suadenti come quelle di un killer alla sua vittima, Matteo Renzi mentre annuncia ai suoi che è necessario passare subito all’azione: Azione Civile è il progetto che l’ex premier metterà in campo per separare dal Pd un nuovo gruppo parlamentare che sostenga il governo. I renziani contano al Senato su numeri importanti (41 senatori su 51, a Zingaretti non resterebbero che le briciole) e anche alla Camera sul grosso delle truppe (70 su 111). I contatti dei renziani con i 5 Stelle, al di là della propaganda di Di Maio, proseguono alacri e fattivi. Di Maio, in realtà, vorrebbe discutere direttamente proprio con Zingaretti per avere via libera da tutto il Pd. Il che non dispiacerebbe neppure al Quirinale: far nascere un nuovo governo con una scissione che distrugge il partito da cui anche Mattarella proviene non è il massimo, per il Colle.
ALLA BASE del patto ci dovrebbe essere un nuovo contratto che preveda, oltre alla scrittura della legge di bilancio, le riforme costituzionali, a partire dal taglio del numero dei parlamentari, ma anche varando una nuova legge elettorale. Che cosa farà, dunque, Zingaretti? Il 20 si terrà la Direzione del Pd, ma potrebbe essere proprio il colloquio tra Mattarella e il segretario dem a sbrogliare la matassa. LeU fa sapere di essere molto disponibile, i tanti peones spaventati pure.

Print Friendly, PDF & Email


TORNA ALLA RASSEGNA STAMPA

Print Friendly, PDF & Email