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Data Pubblicazione: 14/10/19
Pubblicato in: Incentivi, Investimenti
Scritto da: Luisa Adani
Pubblicato su: L'ECONOMIA DEL CORRIERE DELLA SERA

Consulenze finanziate e fondi interprofessionali. Sono due strumenti a disposizione delle aziende che vogliono innovare, affrontando il progetto nelle sue dimensioni organizzative, tecniche, di marketing e amministrative e sviluppare le competenze manageriali e tecniche necessarie. Dal 7 novembre le aziende potranno inoltrare domanda per richiedere il «Voucher per consulenza in innovazione». È il contributo a fondo perduto per avvalersi di professionisti e società di consulenza che sappiano traghettarle verso la digitalizzazione, con le tecnologie previste dal Piano nazionale Impresa 4.o. Un sostegno utile anche per ammodernare gli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali.
La dote
Il ministero per lo Sviluppo economico ha destinato 75 milioni (dal 2019 al 2021) a questa misura, che prevede un incentivo di 4o mila euro per le microe piccole imprese (nel limite del 5096 della spesa). Cifra che scende a 25 mila euro per le medie imprese (nel limite del 3096)e sale a 8o mila euro perle reti d’impresa (nel limite del 5o%). Per garantire le competenze dei consulenti che interverranno lungo il processo, il ministero seleziona e raccoglie i curriculum in un elenco. «Le piccole e medie imprese potranno così essere guidate da un consulente specializzato nell’innovazione e nel digitale — dice Tani Ciccardi, coordinatore della Commissione ingegneri per l’ innovazione dell’Ordine della provincia di Torino —. Una persona che per esperienza e competenze è in grado di interpretare, definire e realizzare i progetti e i processi di digitalizzazione e riorganizzazione aziendale, non solo dal punto di vista tecnico ma anche e soprattutto da quello manageriale». L’auspicio è che sia costituito un albo che certifichi queste competenze. «Lo vediamo con favore — dice Ciccardi — perché si tratta di una professionalità variegata e complessa, potenzialmente in grado di far fare alle nostre Pmi quel salto di qualità indispensabile per vincere la concorrenza con gli altri Paesi». Sul sito del ministero per lo Sviluppo (www.mise.gov.it) si trovano le informazioni per accedere al voucher (attenzione, l’iter è organizzato in tre passaggi con scadenze diverse, la prima in corso) e per proporsi come manager per l’innovazione (scadenza il 25 ottobre). Un altro strumento che può aiutare le Pmi sull’innovazione è quello dei Fondi paritetici interprofessionali: organismi di natura associativa, raccolgono lo 0,3096 dei contributi versati all’Inps che le aziende possono destinare quale «contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria» e da cui possono attingere perla formazione aziendale. I Fondi finanziano piani formativi individuali, aziendali, settoriali e territoriali. «L’innovazione digitale è una priorità per le nostre aziende partner — dice Rossella Spada, direttrice generale di Formazienda —. Riscontriamo una crescita costante dei piani formativi per la costruzione delle abilità e delle competenze dei dipendenti, in sintonia con il tema della digitalizzazione. Stiamo rispondendo con più risorse per soddisfare in modo puntuale questi bisogni formativi. Un impegno che proseguirà anche nelle azioni di finanziamento previste per l’ultimo bimestre dell’anno. Le imprese medie e grandi che hanno aperto da noi un conto aziendale possono presentare già piani formativi per la digitalizzazione. E a novembre apriremo un avviso per le piccole e medie». Due gli strumenti messi da Fondartigianato a disposizione delle imprese aderenti: le Richieste di acquisto di servizi formativi e i Pas (Piani aziendali di sviluppo). I primi nascono per soddisfare un bisogno specifico e temporalmente definito di uno o più dipendenti, i secondi per accompagnare l’azienda con la formazione lungo tutta la durata di un piano di investimento. I progetti Pas si sono concentrati nelle realtà più grandi in Emilia Romagna e Lombardia, ma servono anche aziende in altre regioni come Lazio, Marche e Trentino. In Emilia Romagna e in Lombardia, il settore d’interesse è in particolare quello della meccanica di produzione: carpenterie e fonderie, produzione di macchinari sofisticati per la pneumologia e produzione di stampi per editoria, antinfortunistica e segnaletica stradale. Le altre aree, come Lazio, le Marche e la provincia autonoma di Trento, hanno visto coinvolte imprese della meccanica, del legno, dell’arredamento e della pelletteria.

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