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Data Pubblicazione: 08/11/19
Pubblicato in: Aziende
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Pubblicato su: ITALIAOGGI

Oggi più che mai la netta separazione delle professioni, tra dottori commercialisti e revisori legali, può assumere una valenza decisiva nella tematica d’attualità delle crisi d’impresa. Lo ha ribadito senza mezzi termini il presidente dell’Inrl, Ciro Monetta, nel commentare recenti clamorosi casi di default di alcune importanti imprese in Italia. «Dobbiamo partire dal presupposto», osserva Monetta, «che con il decreto sulla crisi d’impresa, l’obbligo alla revisione legale coinvolgerà anche società di piccole dimensioni, che sono poi nel 95% dei casi il tessuto produttivo del nostro sistema-paese. Oggi più che mai il ruolo del revisore è dunque finalizzato a ridurre quanto possibile il rischio di crisi con un’attività di risk approach decisamente innovativa ed efficace. In particolare, oltre alla verifica della regolare tenuta della contabilità sociale e la corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili, il revisore assiste ai processi di circolarizzazione con banche, clienti, fornitori, e anche alla esigibilità dei crediti riportati in bilancio. E bene anche ricordare», aggiunge Monetta, «che la riforma del diritto fallimentare affida al revisore o sindaco un duplice compito di controllo: accanto alla verifica della corretta osservanza delle leggi e dello statuto della società, il professionista è chiamato ad un’attività di vigilanza che va dall’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società al concreto funzionamento di tali meccanismi interni. Sempre al revisore spetta poi la verifica della conformità degli atti sociali e delle delibere. C’è infine la procedura di allerta, finalizzata a consentire una emersione tempestiva della crisi d’impresa, per evitare la progressiva dispersione del patrimonio aziendale. Ebbene il nuovo Codice impone agli organi di controllo di verificare costantemente l’adeguatezza dell’assetto organizzativo dell’impresa. A fronte di tutte queste significative innovazioni nell’attività di controllo, appare fin troppo evidente che occorre sempre e comunque rendere operativa la netta separazione delle consulenze professionali tra dottori commercialisti, chiamati a svolgere un ruolo di parte, ed il revisore legale, obbligato per legge ad operare nella terzietà, a tutela della trasparenza che deve qualificare l’impresa stessa». A ben vedere le precisazioni del presidente dell’Istituto attengono alla corretta gestione imprenditoriale ed in particolare pongono specifici impegni sia per le piccole e micro imprese, spesso caratterizzate da una gestione familiare che per i loro controllori. Infatti, specialmente in queste tipologie d’impresa, sussiste un forte controllo interno che, essendo esercitato dal proprietario-imprenditore, spesso non è sufficientemente documentato e quindi verificabile da parte degli organi di controllo. In buona sostanza le piccole e micro imprese si troveranno nei prossimi mesi ad una grande sfida, passare da una gestione a carattere familiare ad una basata su un sistema di controllo interno e di valutazione dei rischi moderno, con specifici indicatori della crisi d’impresa. Così come, con il nuovo diritto fallimentare, sono stati ridisegnati i profili di responsabilità degli organi di controllo. In tale ottica i vertici dell’Inrl stanno ribadendo in tutte le sedi, quanto rilevante sia dotare le imprese di idonei «cruscotti di controllo» in grado di monitorare tutti gli indicatori, affidati ai revisori legali che, per legge, sono i tutori preposti a prevenire il rischio di default, sia in ambito privato che pubblico, mantenendo sempre un ruolo neutrale ed equidistante da possibili interessi e veti incrociati. Un ruolo che assume oggi un’importanza ancor più evidente, dopo le clamorose vicende di default delle ultime settimane, che il delegato regio- naie Inrl per il Veneto Tiziano Danieli ha posto all’attenzione dei colleghi dell’istituto, ovvero il crac della Bio-On di Bologna, la società produttrice di plastiche biodegradabili, accusata dalla procura di Bologna di aver redatto false comunicazioni sociali e di manipolazione del mercato, coinvolgendo e danneggiando oltre 10 mila risparmiatori, con l’aggravante dei ritardi d’intervento addebitabili all’Autorità di vigilanza che fin da luglio aveva evidenza delle gravi anomalie. Danieli menziona poi l’altro clamoroso caso di «Sereni orizzonti» di Udine, con 20 case di riposo poste sotto indagine per presunte irregolarità e documentazioni contabili sequestrate dalla Guardia di finanza. Anche in questo caso ci sarebbero conflitti d’interesse nell’opera di professionisti contabili preposti al regolare monitoraggio dei conti. Segnalazioni sulle quali è bene compiere riflessioni e rilanciare anche attraverso l’istituto un forte segnale ai referenti istituzionali: «Si ripercorre purtroppo», osserva il delegato Danieli, «il caso devastante della Parmalat che evidentemente non ha insegnato nulla. Si perpetra una palese’promisc”ità’ tra commercialisti e revisori che deve essere eliminata una volta per tutte. Non è accettabile, oggi, dover ancora commentare vicende del genere dove bilanci falsi sono stati avvalorati da certificazioni poste da professionisti contabili ben consapevoli delle anomalie. A questo punto occorre chiedere con forza un sistema sanzionatorio realmente efficace: in altre parole pene severe per tutti i professionisti che sbagliano, ma al tempo stesso una netta separazione delle professioni, in particolare quelle dei dottori commercialisti da quelle dei revisori. Solo così potremo dare un segnale forte alla collettività ed evitare il ripetersi di episodi che generano danni alla collettività, alle famiglie e risparmiatori. È bene ricordare che le regole ci sono, così come è ben stabilito il quadro san7ionatorio che peraltro nell’Unione europea funziona con efficacia. In altre parole ci vogliono sentenze esemplari per interrompere definitivamente un circolo vizioso che reca danno alle comunità».

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