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Data Pubblicazione: 09/10/19
Pubblicato in: Aziende, Fisco e Tasse
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Pubblicato su: IL SOLE 24 ORE

Prevale il realismo nei commercialisti italiani. Un realismo che li porta a vedere l’economia reale in grande sofferenza con uno scenario destinato a non migliorare. Ma c’è un dato che deve far riflettere soprattutto la politica in vista della prossima manovra: secondo quasi un professionista su due (47,7%) è aumentato il numero di aziende che ha debiti con il fisco scaduti e non pagati (mentre per il 43% il numero è rimasto invariatoe solo per il 5,9% è diminuito). Un dato ancora superiore (51,5%) e dunque più allarmante nel caso delle microimprese, mentre è più contenuto nelle aziende di maggiori dimensioni (2z5%). È il campanello d’allarme fatto suonare dal «Barometro Censis-commercialisti sull’andamento dell’economia italiana», realizzato in collaborazione con il Cndcec su un campione di 4mila commercialisti italiani. Anche perché, come sottolineatoa margine della presentazione dal presidente del Cndcec Massimo Miani, «sei debiti fiscali e previdenziali sono elevati c’è il rischio di segnalazione» con il nuovo meccanismo dell’allerta da parte dei soggetti pubblici qualificati, ossia Entrate, Inps e agente della riscossione, previsto nell’alveo della nuova disciplina sulla crisi d’impresa. Inoltre, si chiede se tale meccanismo «avrà la riservatezza della quale si parla» e che cosa «succederà se la banca verrà a sapere che c’è un’analisi di possibile crisi». Insomma, conclude il presidente del Cndcec, «ci sono tanti aspetti su cui bisogna ragionare bene per non creare una situazione ancora peggiore rispetto a quella che abbiamo». Situazione che emerge chiaramente dalla ricerca condotta da Censis e commercialisti. Perché se le famiglie sembrano resistere all’onda d’urto delle difficoltà economiche (solo per il 36,2% dei professionisti intervistati i nuclei si trovano in una condizione molto o abbastanza negativa, anche se al Sud la quota sale al 46,4%), le imprese registrano maggiori difficoltà e in particolare quelle di piccole dimensioni. Uno dei principali problemi va ricercato nel circolo vizioso dei ritardati pagamenti. Ad avviso del 91,3% dei commercialisti intervistati, negli ultimi 12 mesi le aziende clienti hanno subito ritardi nella riscossione dei crediti. Mentre per i152,6% nell’ultimo annoi tempi si sono allungati rispetto all’anno precedente. Come conseguenza, per 1’87,7% le imprese a loro volta hanno pagato in ritardo i loro fornitori. Ritardi sempre più pesanti quando è una Pa a doverpagare. Rispettoaunannofa, per il 30,6% dei professionisti interpellati l’attesa si è allungata, per il 53,5%è rimasta stabile e appena per il 7,7% i tempi si sono ridotti. ll problema è che poi questi ritardi si ripercuotono sugli stipendi pagati in ritardo ai dipendenti e sulla difficoltà ad onorare i pagamenti con il fisco. Oltre all’aumento di debiti scaduti e non pagati, cresce anche il fenomeno dei versamenti in ritardo attraverso il ravvedimento operoso. Questo fa sì che per ottenere liquidità si ricorra al creditobancario. Secondo il 38,9% dei commercialisti partecipanti alla ricognizione, sono aumentate le aziende assistite che hanno richiesto finanziamenti bancari di breve periodo, fidi e anticipi su fatture per far fronte ascoperti di conto corrente. Mentre per il 35% sono cresciute le imprese che hanno avuto bisogno di un finanziamento bancario di medio-lungo periodo.

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