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Data Pubblicazione: 13/08/19
Pubblicato in: Credito
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Pubblicato su: LA NAZIONE QN

A GIUGNO i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, sono cresciuti dello 0,3% su base annua (1% in maggio). Lo rende noto la Banca d’Italia nel report di giugno su «Banche e moneta: serie nazionali». In particolare, i prestiti alle famiglie sono cresciuti del 2,4% (2,5% nel mese precedente), mentre quelli alle società non finanziarie sono diminuiti dello 0,9% (-0,2% nel mese precedente). I depositi del settore privato sono cresciuti del 3,4% su base annua (3,5% nel mese precedente); la raccolta obbligazionaria è diminuita del 4,9% (-6,9% nel mese precedente).
I TASSI di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, comprensivi delle spese accessorie, sono stati pari al 2,17% (2,26% in maggio); quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo all’8,10%. I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono risultati pari all’1,35% (1,43 nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo fino a 1 milione di euro sono stati pari al 1,95%, quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia allo 0,92%. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,38%. «È confermata la drammatica tendenza dei rubinetti chiusi dei prestiti alle aziende da parte delle banche», commenta il vicepresidente di Unimpresa, Andrea D’Angelo, relativamente ai dati diffusi dalla Banca d’Italia. «Ormai gli istituti di credito – prosegue D’Angelo – stanno progressivamente abbandonando l’attività sul fronte degli impieghi, preferendo fare ricavi con le commissioni sul risparmio gestito e sulla vendita di prodotti finanziari a cominciare dalle polizze assicurative. I margini di interesse ridotti a pochi zero-virgola e i requisiti patrimoniali imposti dalla vigilanza bancaria europea rendono di fatto proibitivo, per le banche, finanziare l’economia reale. Tuttavia, da parte del settore bancario ci sarebbe da aspettarsi un atteggiamento più responsabile, ispirato anche al ruolo sociale che gli stessi istituti ricoprono».

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