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Data Pubblicazione: 11/09/19
Pubblicato in: Aziende
Scritto da: Manola Di Renzo
Pubblicato su: ITALIAOGGI

Nuovo governo: attesa nuova prova dei fatti. Quello che è venuto fuori, al termine di una crisi estiva senza precedenti storici noti, è forse l’esecutivo teoricamente più mal assortito della storia repubblicana: per diffidenze reciproche sicuramente, ma soprattutto per visioni, su ambiti rilevanti, fortemente divergenti. Ma questo governo, per così dire spurio, non dovrà solo vedersela con una coesione interna tutta da dimostrare, ma anche far fronte a una congiuntura (nazionale e internazionale) che rappresenta un ulteriore ostacolo per istituzioni non saldamente in possesso del necessario mordente. I discorsi del presidente incaricato Giuseppe Conte alle due camere del parlamento hanno chiarito relativamente quali siano i dettagli di un programma incentrato sui 26 (generici) punti dell’accordo di governo. «Il programma di governo è, al momento, ingiudicabile. O meglio: è talmente indefinito da risultare praticamente buono per tutti. Leggiamo di contrasto alla evasione, taglio delle tasse, miglioramento della condizione dei cittadini, …, il tutto nel pieno rispetto dei vincoli di bilancio. Sinceramente pare più una lettera di buoni propositi, ma ci riserviamo il giudizio una volta che cominceranno a esser prese le decisioni concrete. Siamo sinceramente desiderosi di conoscere il modo in cui si metteranno al sicuro le famigerate clausole di salvaguardia relative agli aumenti Iva. Nessuna ironia: da parte nostra c’è realmente l’augurio che i responsabili economici ci mettano al riparo da questa drammatica spada di Damocle», afferma il presidente Cnai, Orazio Di Renzo. Proprio il confronto (indiretto) con l’Europa e (diretil valore delle pmi to) con i conti pubblici sarà il principale banco di prova del Conte-bis: nello specifico si potranno individuare meglio le caratteristiche e le modalità di intervento già dal 27 settembre prossimo, data entro la quale si dovrà forzatamente approvare la Nota di aggiornamento al Def. Si tratta della prima tappa di un tour economico da brividi, che da ottobre al 31 dicembre (scadenza obbligatoria del via libera alla legge di Bilancio) vedrà certamente fibrillare l’intero Paese. Il nuovo esecutivo afferma di voler portare avanti una politica espansiva che al tempo stesso sia di sostegno a famiglie e disabili, che operi una deburocratizzazione della p.a., assegnando nuove risorse a welfare e scuola. Il tutto senza sforamenti ai parametri europei e scongiurando le già citate clausole di salvaguardia. Immancabile la volontà di tagliare le tasse sul lavoro dalla parte dei lavoratori, di inserire il salario minimo e fare una legge sulla rappresentanza sindacale. Infine, l’accordo di governo ha messo nero su bianco la volontà di attuare un piano straordinario di investimenti per crescita e lavoro nel Mezzogiorno, prevedendo addirittura la creazione di una banca pubblica per gli investimenti pensata per contrastare il grave divario territoriale in Italia. «Come si fa a essere contrari a tutto questo? Semplicemente non è possibile. Ma potremmo ritenerci soddisfatti solo se si attuerà immediatamente un taglio del cuneo fiscale: l’Italia deve cominciare a correre. Gli ultimi dati economici ci impongono la necessità di ribaltare il trend economico negativo tutt’ora in atto, avviando la ripresa che è possibile solo ricorrendo all’unico metodo di certificata funzionalità: recuperare il valore dell’impresa, capace di generare lavoro e occupazione», dichiara il presidente Di Renzo. «Ma gli imprenditori e gli investitori, in primo luogo, hanno bisogno di stabilità e certezze, ovvero che il governo si faccia carico di questa responsabilità mettendo in atto tutte le procedure idonee a rilanciare gli investimenti, la produzione, i consumi, l’occupazione e garantendo, così, anche un trend virtuoso dei conti pubblici. Bene il taglio delle tasse sul lavoro, ma anche le aziende devono essere sostenute, affinché si possano mantenere competitive. Non dimentichiamoci che, nel corso di questi anni di crisi, hanno praticamente tenuto in piedi da sole l’intero sistema produttivo del Paese, nonostante tutte le difficoltà». Sebbene il tema del salario minimo risulterà sicuramente pruriginoso, il governo dovrà primariamente vedersela con la fase di stagnazione eco- nomica in cui bloccati: «La ripartenza dei consumi richiede un clima privo di eccessive tensioni e caratterizzato da una relativa tranquillità politica. Di una siffatta situazione se ne gioverebbero tutti, compresi gli imprenditori che si sentirebbero certamente più sicuri nel riprendere gli investimenti. Ciò che deve rappresentare una priorità per l’esecutivo è il grande valore dell’imprenditorialità italiana, in particolare la piccola e media, l’unica capace di sostenere una crescita armoniosa di tutto il Paese, combinando valori etici con competitività economica», conclude il presidente Orazio Di Renzo.

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