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Data Pubblicazione: 18/07/19
Pubblicato in: Illegalità, Vita in Città
Scritto da: Giacomo Cocchi
Pubblicato su: AVVENIRE

Non è ammissibile far lavorare i lavoratori, qualsiasi essi siano, 12 ore al giorno». La Chiesa di Prato si schiera a fianco degli operai pachistani che da mesi stanno scioperando davanti alle aziende di pronto moda a conduzione cinese dove sono impiegati per il riconoscimento del diritto a un lavoro degno. La presa di posizione della diocesi, sollecitata dal vescovo Franco Agostinelli, è contenuta in un documento redatto dall’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro ed è stata pubblicata sulle pagine pratesi del settimanale diocesano Toscana Oggi. «E inammissibile – si legge nell’appello – non rispettare le paghe contrattuali, frutto di accordi tra sindacati e imprenditori che sono costati sacrifici a tutti e che stabiliscono delle regole comuni di convivenza. Non è concepibile nella Prato moderna uno sfruttamento ottocentesco che si è superato con tanti sacrifici da parte dei nostri padri». Il testo poi fa riferimento alla visita del Papa a Prato nel novembre del 2015, venuto a incontrare il mondo del lavoro in occasione del Convegno ecclesiale di Firenze: «Quando l’illegalità, definita da Francesco nella sua visita pratese “un cancro”, prende il sopravvento, si afferma il lavoro come scarto della società e non come un valore generativo di relazioni sociali che producono un bene comune. Togliere il lavoro alla gente o sfruttarla è anticostituzionale». Lo sfruttamento dei lavoratori pachistani e di altre etnie nelle aziende tessili cinesi nel distretto di Prato è un fenomeno che sta emergendo con forza negli ultimi mesi. Il sindacato Si Cobas, a cui sono iscritti 170 operai provenienti dal Pakistan, denuncia che in moltissime tintorie e confezioni si praticano «turni di 12 ore al giorno per sette giorni la settimana, lavoro nero con l’uti11177o di finti contratti part time per paghe da 1.000 euro al mese». Ciò significa che si lavora per 2,7 euro l’ora senza ferie, malattia né tredicesima e con i contributi pagati solo per quattro ore settimanali a fronte di 84 effettive. «Bene ha fatto la Chiesa a far sentire la sua voce», dicono il sindaco Matteo Biffoni, Cgil, Cisl e Confindustria che hanno deciso di sottoscrivere il documento promosso dal vescovo. L’uscita del testo della pastorale sociale ha coinciso con un’altra questione spinosa e attuale nella lotta al lavoro nero e alla concorrenza sleale. Soltanto 24 ore dopo la chiusura stabilita dal gruppo interforze a seguito di un controllo, la tintoria Superlativa gestita da imprenditori cinesi, teatro di scioperi da parte dei lavoratori pachistani, ha ripreso subito la produzione. Durante l’ultimo blitz effettuato, erano stati trovati sei lavoratori irregolari e su una decina l’Ispettorato del lavoro ha avviato le verifiche in ordine alla regolarità dei contratti. L’azienda già in passato aveva conosciuto ispezioni e sanzioni. Per il sindaco Biffoni questa è la dimostrazione che «stiamo affrontando il problema con armi spuntate, se un’azienda recidiva il giorno dopo la chiusura riaprire legalmente». Secondo la legge, infatti, basta regolarizzare i contratti, anche part time, e pagare la multa per le violazioni accertate per riprendere la produzione. «Significa che c’è un vulnus nel sistema – continua Biffoni – e lo abbiamo detto più di una volta e quest’ultimo caso è davvero emblematico. Adesso deve intervenire lo Stato e in particolare il Ministero del lavoro». Dopo la tragica morte dei sette operai cinesi rimasti uccisi in un incendio divampato all’interno del capannone dove vivevano e lavoravano avvenuta il primo dicembre 2013, la Regione Toscana ha dato vita al progetto «Lavoro sicuro», attraverso il quale sono state controllate oltre quattromila aziende nel pratese. Il 63% di queste è risultato non essere in regola. «Si è trattato di un impegno fondamentale condotto da ispettori Asl e agenti della municipale—sottolinea il sindaco—che ha portato alla verifica della sicurezza all’interno delle aziende affinché non si rischi la morte nei luoghi di lavoro. Però, per valutare il rispetto dei contratti e combattere lo sfruttamento, servono gli ispettori Inps e Inail. Dunque, il livello è quello nazionale: ci rivolgiamo al ministro Di Maio»

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