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Data Pubblicazione: 31/01/19
Pubblicato in: Incentivi
Scritto da: Emilio de Santis
Pubblicato su: ITALIAOGGI

Ok alla deducibilità delle spese di pubblicità sostenute per la diffusione del profumo prodotto su licenza anche se il marchio appartiene ad un’altra società. Lo stabilisce la sentenza 30030/2018 della Corte di cassazione nel respingere il ricorso delle Entrate avverso la decisione della Ctr Lombardia n. 55/2010. Il caso verteva sull’avviso di accertamento emesso nei confronti di un’importante società di prodotti cosmetici e fragranze a seguito di una verifica della Guardia di finanza, con il quale le erano state contestati (per l’anno d’imposta 2003) costi ritenuti non inerenti e la mancata contabilizzazione di ricavi. Le eccezioni opposte dalla società contribuente erano state integralmente accolte nei due gradi del giudizio di merito, mentre nel suo ricorso per Cassazione le Entrate, avendo fatto acquiescenza su ogni altro motivo contestato con l’atto impositivo, si erano limitate ad insistere per la ripresa a tassazione relativa a spese di pubblicità sostenute dalle profumerie XXX, attive nella distribuzione dei prodotti di profumeria in Germania. In particolare l’Agenzia aveva osservato che non potevano essere ritenute inerenti quelle spese sostenute per la campagna pubblicitaria di profumi (con il marchio di un noto stilista) dei quali era produttrice, perché non era titolare «della licenza di produzione, commercializzazione e distribuzione», di proprietà di un’altra società, controllata dalla contribuente, essendo i prodotti commercializzati in Germania da un’altra società ancora, di diritto tedesco pure controllata dalla contribuente. In particolare la ricorrente dava risalto alla circostanza che la produzione dei profumi (portanti il nome di una nota casa di moda italiana) fosse avvenuta «non per un proprio diritto ma per una commessa fattale dalla licenziataria», quasi a farne derivare un ulteriore motivo per disattendere l’inerenza dei costi sostenuti dalla contribuente. Ma i giudici di legittimità non sono affatto d’accordo, e, dopo avere richiamato loro precedente giurisprudenza, per cui «il costo o la spesa assume rilevanza ai fini della qualificazione della base imponibile non tanto per la sua esplicita e diretta connessione ad una precisa componente di reddito, bensì in virtù della sua correlazione con una attività potenzialmente idonea a produrre utili (cfr. Cass., Sez. 5, ord. n. 20049 del 2017; cfr. anche Cass., Sez. 5, sent. n. 16826 del 2007)», giungono a concordare con la pronuncia di quelli del territorio. Infatti la Ctr aveva osservato che la campagna pubblicitaria in Germania non poteva non avere ripercussioni positive in termine di diffusione e vendita del profumo, da ciò derivandone un aumento della produzione da parte della società contribuente, «il che addirittura supera anche la disquisizione se la produzione stessa sia fatta perché di essa è titolare la contribuente o ne è solo la commissionaria, non potendo negarsi che una maggiore produzione incrementi la propria attività economica», alla luce anche del rapporto di controllo tra la società contribuente – controllante – e le altre due società controllate.

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