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Data Pubblicazione: 18/06/19
Pubblicato in: Occupazione
Scritto da: Elena G. Polidori
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

CONFLITTO d’interessi, salario minimo e taglio tasse. Luigi Di Maio riunisce i ministri 5 stelle a Palazzo Chigi (presenti anche Bonafede, Toninelli e la ministra Grillo), cerca di ricompattare il suo gruppo e detta l’agenda delle priorità del Movimento in vista della prossima discussione sulla manovra. Il tentativo è quello di riacquistare terreno davanti all’aggressività di una Lega che dal 26 maggio non sembra lasciare grande spazio di manovra ai 5 stelle. Il leader grillino vuole uscire dall’angolo su temi di grande impatto come, appunto, il salario minimo e il conflitto d’interessi, senza dimenticare la flat tax su cui l’accordo con il Carroccio, invece, pare resistere.
DI MAIO, dunque, rilancia il conflitto di interessi, poi il salario minimo e il taglio della pressione fiscale. «Ora il prossimo passo è il salario minimo», ha infatti detto parlando con i suoi. «Restituire dignità a circa 3 milioni di lavoratori sottopagati. È una legge presente in tanti Paesi europei e l’Italia non può restare a guardare». Per quanto riguarda invece l’abbassamento delle tasse, «la Flat tax si farà e sarà rivolta al ceto medio; l’abbassamento delle tasse è indispensabile e vogliamo rilanciare la nostra economia. Quindi su questo punto avanti come un treno». In realtà, la partita con Salvini è aperta. Stando alle ultime ricostruzioni, il Capitano non escluderebbe di rimettere mano al decreto Dignità, intenzione che Di Maio ha respinto. «Non si tocca ha ribattuto – chi rivuole ampliare la portata dei contratti a termine, sottopagando i lavoratori e altro, può rivolgersi a Renzi. Il Jobs act è stata una delle peggiori legge mai fatta negli ultimi 20 anni». Ecco, quindi, l’accelerazione sul salario minimo che nelle intenzioni stellate dovrebbe essere di 9 euro l’ora, cifra che però incontra diverse «freddezze». A partire dall’Ocse. Se fissato a 9 euro, ha spiegato l’economista dell’organizzazione con sede a Parigi, Andrea Garnero, sarebbe al momento «il più elevato tra i Paesi Ocse» e «anche della maggioranza dei contratti collettivi esistenti». Stessa musica dall’Istat, che con il presidente, Gian Carlo Blangiardo, ha parlato di un «aggravio di costo, per le imprese, pari a circa 4,3 miliardi complessivi, che, se non trasferito sui prezzi, porterebbe a una compressione di circa l’1,2% del margine operativo lordo ed allo 0,5% del valore aggiunto». Per la PA, poi, l’impatto si tradurrebbe in una maggiorazione dei costi di beni e servizi di 472 milioni di euro e per quelli di beni intermedi di 226 milioni». Critiche a cui Di Maio ha risposto rilanciando; salario minimo per circa 4 milioni di lavoratori e taglio del cuneo fiscale per le imprese, da inserire direttamente nella prossima legge di Bilancio. «Bisogna restituire dignità a milioni di lavoratori sottopagati, ma al contempo occorre aiutare anche le imprese uccise dalle tasse», ha spiegato il leader stellato.
LE DUE proposte, dunque (sul salario e sulla riduzione del cuneo), saranno parallele, ma nulla è trapelato, dalla riunione stellata, su come verranno reperite le risorse per mettere in cantiere tutte misure dall’impatto economico robusto sulle casse dello Stato. «Intanto andiamo avanti su salario minimo e taglio delle tasse – ha risposto, eludendo il quesito, uno dei ministri partecipanti alla riunione – la nostra prioprità è assicurare ai lavoratori italiani paghe dignitose che possano mettere un argine allo sfruttamento». Insomma, Di Maio tenta una faticosa risalita nei consensi e nell’azione di governo, ma il clima dentro il Movimento, appare tutt’altro che sereno con Alessandro Di Battista che dall’esterno continua a cannoneggiare i suoi: «I gilet gialli? – ha punzecchiato Di Maio – probabilmente ci sarei dovuto andare io e informarci meglio…».

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