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Data Pubblicazione: 04/12/19
Pubblicato in: Politica, Unione Europea
Scritto da: Antonella Coppari
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

ROMA C’è una data che mette in allarme la politica e la finanza: l’11 dicembre, quando Conte tornerà a riferire in Parlamento, come ha promesso, sul Mes. Corre voce che nell’occasione Salvini potrebbe approfittarne per tentare la spallata ai fragili equilibri di governo. In che modo? Cercando di tirarsi dietro tutti o una parte dei cinquestelle, contando sul fatto nuovo rappresentato dalla discesa in campo di Di Battista a fianco di Di Maio, fermo sui due paletti piantati sul fondo salva-stati: rinvio del via libera per ottenere modifiche «sostanziali» e firma contestuale del pacchetto con l’unione bancaria e bilancio dei Paesi dell’eurozona. Posizione difficilmente conciliabile con quella del Pd e che non ha grandi fan in Europa. Per uscire dal ginepraio, Conte punta a smussare le asperità con Di Maio: «Ci siamo sentiti, nessuna contrapposizione». È vero, conferma il capo politico pentastellato: «Piena sintonia, la pensa come me. Crisi di governo? Quando mai: abbiamo fiducia in Giuseppe. Resta il fatto che è il M5s a decidere quando e come passa il Mes». A Londra per il summit dei capi di stato e di governo Nato, il premier cerca sponde tra i leader Ue. Ma spetta soprattutto al ministro dell’Economia, Gualtieri, trovare una via d’uscita oggi all’Eurogruppo. Ha già in tasca un rinvio non sostanziale ma cosmetico, perché la firma sul Mes è deciso che slitti di due mesi. Magari potrà ottenere la revisione di punti «non fondamentali» ma non tira aria di interventi che stravolgono la riforma: «Il testo è un buon punto di equilibrio», riassumono da Parigi. Di voto sul pacchetto nel suo insieme non se ne parla, l’unione bancaria è ancora di là da venire, nella riunione sarà messa agli atti una road map in cui verrà chiarito che la proposta tedesca di dare una valutazione diversa dei rischi dei titoli di Stato italiani rispetto a quelli tedeschi nei bilanci delle banche è superata. Che poi: è la linea del Piave su cui sono attestate le istituzioni della Repubblica. A conti fatti, quella di Gualtieri non sarebbe una conquista italiana perché la proposta del ministro delle finanze tedesco Scholz è stata bocciata da molti Paesi. Ma permetterebbe ai grillini di attribuirsi il merito di un successo in materia. L’interrogativo che tiene con il fiato sospeso la politica italiana è questo: si accontenteranno i cinquestelle di una vittoria di facciata o terranno duro anche sulla sostanza? Dalla risposta dipende la sorte del governo: bisogna aspettare l’11 dicembre per capirlo. Sia come sia, Salvini punta alla spallata. «Lui o Conte? Io sto con gli italiani», avverte Di Maio che accusa l’ex alleato di delirio. «Non è stato firmato nessun trattato». Ma se non potrà contare su Luigi, il leader della Lega può puntare su una quinta colonna M5s che potrebbe emergere al momento di votare la risoluzione. Nel giro del Carroccio c’è chi scommette anche su uno scatto di nervi di Renzi, sotto schiaffo della magistratura. Altri, più prudenti, si chiedono se questo sia il momento giusto per scatenare la crisi. Perché una volta provocate le elezioni, i mercati finanziari potrebbero impazzire.

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