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Data Pubblicazione: 10/02/19
Pubblicato in: Finanza
Scritto da: Alessandro Farruggia
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

NON È PIÙ solo Cinquestelle contro Bankitalia. Anche Matteo Salvini si schiera, superando le perplessità del sottosegretario Giancarlo Giorgetti, per fare tabula rasa. L’affondo del vicepremier leghista arriva da Vicenza davanti alla platea di migliaia di risparmiatori colpiti dal crac della BpVi. «Siamo qua – dice Salvini – perché chi doveva controllare non ha controllato, la Banca d’Italia e Consob andrebbero azzerati, altro che cambiare una o due persone. Dov’erano questi signori mentre questi mangiavano?». Luigi Di Maio, i cui 5 Stelle avevano iniziato la battaglia contro Bankitalia con lo stop alla conferma del vicedirettore Luigi Federico Signorini, gongola: «Chiediamo discontinuità e quindi non possiamo confermare le stesse persone che sono state nel direttorio di Bankitalia nel periodo in cui è successo quello per cui è oggi qui questa gente».
ED È L’INTERO organismo di Via Nazionale a finire nel mirino dei due vicepremier. Oggi Signorini, domani i due componenti scaduti dell’Ivass (l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni), quindi l’altro vicedirettore Valeria Sannucci, in scadenza a maggio. E poi il bersaglio grosso sullo sfondo: la poltrona di direttore generale di Bankitalia, occupata fino a maggio da Salvatore Rossi. Il direttore generale, dopo il governatore, ricopre il ruolo più influente in Bankitalia. Ed è quello che la maggioranza gialloverde vuole sostituire. Va detto che nel governo non c’è l’unanimità. C’è un asse molto più prudente che va da Giuseppe Conte, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti per passare dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria e raggiungere il Colle più alto. Lo stesso asse Tria-Giorgetti che nell’ultimo delicato consiglio dei ministri (nel quale non c’era Salvini) si è schierato a favore della riconferma del vicedirettore Signorini e che trova una sponda nel premier, che in queste ore fa da mediatore tra le cautele del Quirinale, le preoccupazioni del ministro dell’Economia e la voglia di discontinuità di Di Maio e Salvini. Il suo obiettivo è muoversi, come nel caso Consob, dove tirò fuori dal cappello il nome di Savona. «Stiamo approfondendo», si limita a spiegare Conte. Ma la partita non è semplice perché Di Maio e Salvini reclamano uno spoil system totale. «Un conto – attacca il leghista – è l’indipendenza di questi organismi che controllano, un’altra cosa è l’irresponsabilità. Se non fai il mestiere per cui sei pagato paghi fino in fondo. Non è più possibile che qualcuno sbagli e non si sappia mai chi sia stato e non paghi nessuno. Noi rispettiamo chi fa il suo lavoro, ma ci sono stipendi da centinaia di migliaia di euro e non riconfermare qualcuno del passato mi sembra il minimo nel rispetto di chi è stato fregato».
LO STESSO concetto espresso da Salvini a Skytg24 all’Intervista di Maria Latella: «Signorini non lo conosco di persona, ma chi da tanti anni doveva vigilare ed evidentemente non ha vigilato deve trarne le conseguenze». E pazienza se l’incontro con i 1.300 risparmiatori truffati è andato così così e non sono mancati i fischi nonostrante i vicepremier abbiamo sottolineato la messa a disposizione di un fondo di indennizzo da 1.5 miliardi e promesso di garantire i diritti dei truffati.

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