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Data Pubblicazione: 28/05/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Alessandro Farruggia
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

MATTEO SALVINI dà le carte. Ora che la missione è compiuta, che ha raddoppiato i consensi rispetto alle politiche e conquistato 2,2 milioni di preferenze e la sua Lega è sempre più un partito nazionale, il segretario della Lega e uomo (sempre più) forte del governo gialloverde decide di non maramaldeggiare. E, anzi, usare quella prudenza che solo chi è forte può avere. Così ribadisce la lealtà al patto con i 5 Stelle ma, di fatto, detta l’agenda al governo da qui ai prossimi mesi. Perché il governo diventi sempre più un governo del fare, un governo a trazione leghista. Parla da dominus dell’esecutivo, Salvini, mette sul piatto flat tax, autonomie, Tav, decreto sicurezza bis. Prendere o lasciare. E la palla, forte e tesa, è lanciata nel campo pentastellato. Che lo stesso Salvini pizzica, dedicando «una parte della vittoria a Siri e a Fontana: e aspetto di vedere come andrà a finire», dice ricordando i due esponenti indagati.
«HO SENTITO stamani il premier – dice Salvini – e ribadisco che la lealtà della Lega al contratto e al governo non è mai stata in discussione». Ora più che mai, dicono i suoi, visto che i rapporti di forza si sono letteralmente invertiti. Salvini mette la riduzione delle tasse al primo punto delle sue priorità dopo le europee, promette in autunno «uno choc fiscale positivo», annuncia che chiederà ai Cinque Stelle «un progetto fiscale che farà bene al Paese». E non è solo una questione di taglio delle tasse, tema che peraltro Salvini è più che convinto che possa essere la chiave del suo ulteriore successo. «Il mandato degli italiani – dice – è chiaro: andate e fate». Certo, per arrivarci c’è il tema delle risorse, ma Salvini è convinto che queste si troveranno proprio con la crescita che sarà innescata da provvedimenti come la flat tax. «Tria ha ragione a essere prudente – chiosa –, ma i prossimi mesi saranno mesi di coraggio e i crescita». E così «si va avanti – prosegue il vicepremier – con un crono-programma che è già pronto, che prevede l’autonomia e le grandi opere». I 5 Stelle se ne facciano una ragione, e così l’Europa. «Sono convinto che il nuovo Parlamento e la commissione saranno amici dell’Italia. È cambiata la geografia in Europa», dice Salvini. Ma non ci crede neppure lui, sa che è vero il contrario, a Bruxelles sarà in minoranza, e per questo mette dei paletti. I prossimi mesi si prospettano travagliati su questo fronte e, già in settimana, è in arrivo l’attesa lettera sul debito pubblico. «Aspetto di leggerla – dice –, ma credo che la Commissione debba prendere atto che i popoli hanno votato per il cambio e la crescita» e che «l’era della precarietà e della disoccupazione», come l’ha definita, «è finita». «Quello che è chiaro – ha ribadito più volte il vicepremier nel corso della giornata post elettorale – è che non si alzano le tasse, che l’aumento dell’Iva non esiste». E che i parametri di Maastricht, a partire dal 3% di deficit «vanno ridiscussi». «Penso che gli italiani – sottolinea – abbiano dato mandato a me e al governo di ridiscutere in maniera pacata parametri vecchi e superati».
MA SE PROMETTE lealtà a Conte e a Di Maio, se avverte l’Europa che occorrerà mettersi a un tavolo e trattare, Salvini non trascura quel centrodestra col quale ha appena strappato al Pd l’ennesima regione del Nord, il Piemonte. Sebbene mantenga separati gli equilibri nazionali da quelli degli enti locali riaffermando la teoria delle alleanze a geometria variabile, ieri Salvini, dicono da Forza Italia, ha sentito il Cavaliere, che ieri come da tempo gli ha chiesto di tornare al centrodestra, e da leader indiscusso. Non è cosa all’ordine del giorno. È anzi un pensiero lontano, ribadiscono in via Bellerio. Ma essendo lui a dare le carte, Salvini si tiene tutte le opzioni aperte.

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