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Data Pubblicazione: 10/01/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Antonella Coppari
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

È FINITA come doveva finire. I migranti delle ong Sea Watch e Sea Eye verranno ospitati in Italia da strutture della Chiesa Valdese, senza oneri per lo Stato. Contemporaneamente, Conte chiederà un incontro con Avramopoulos, il commissario europeo per l’immigrazione, per far eseguire la ricollocazione degli oltre 200 profughi che l’Italia aspetta siano accolti da Germania, Olanda e altri 7 Paesi. Si tratta di pannicelli caldi, una soluzione tampone che nel tormentato e breve vertice notturno Conte, Di Maio e Salvini hanno individuato. In fondo, era l’unico modo per evitare la crisi adesso senza far perdere la faccia al premier, permettendo però al leader della lega di tenere il punto: «Io non cambio idea, anzi faccio due passi in avanti. Non ci sarà nessun arrivo in Italia finchè l’Europa non rispetterà gli impegni presi con noi. Da sottolineare che ogni eventuale nuovo arrivo deve essere a costo zero». Giura di essere soddisfatto dell’esito dell’incontro, e rilancia: «D’ora in poi meglio vedersi prima che dopo, L’immigrazione la gestisce il ministro dell’interno. Si conferma la linea del rigore». INUTILE girarci attorno: la lacerazione è troppo profonda per sperare di sanarla in poco tempo e come se nulla fosse. Basti pensare che quando, a Varsavia, il leader leghista viene raggiunto dalla notizia che l’Italia ha accettato un contingente di migranti, esplode al punto di sconfessare il suo premier: «La sua soluzione non la capisco. Io non sono stato consultato, non autorizzo nuovi arrivi. Magari verranno in parapendio, visto che controllo io i porti». Sulla testa dei profughi sbarcati a Malta si giocano due partite distinte e intrecciate. La prima contrappone il premier che, per la prima volta, si sente tanto forte da interpretare sul serio un ruolo che fino all’ultimo atto della partita con l’Europa sulla manovra era rimasto tale solo sulla carta e un vicepremier abituato a occupare la cabina di regia, per nulla intenzionato a sgombrarla: «Io non mollo», twitta nella notte durante la riunione. L’altro braccio di ferro, ben più minaccioso, vede schierati l’uno contro l’altro i soci della maggioranza. Ecco perché una quindicina di persone sono diventate una questione di principio, e Salvini non lo nasconde: «È una partita di civiltà. Finché aiutiamo gli scafisti a portare migranti in Europa non si va da nessuna parte. Voglio un chiarimento con Conte». Sa bene che, comunque vada a finire, potrà vantare in campagna elettorale di non aver tradito la sua fermezza. Ora giustifica l’irritazione accusando di slealtà l’Europa: «Cede ai ricatti di Ong e scafisti. Deve ancora mantenere la parola e accogliere centinaia di immigrati sbarcati in Italia». Ma quello dell’immigrazione non è l’unico contenzioso aperto: «Senza le pensioni di invalidità il reddito non lo vogliamo», tuona per esempio il leader leghista. MA NON BASTA: il Carroccio chiede interventi per rendere più cospicuo l’assegno di cittadinanza per le famiglie numerose. Rilancia sulla Tav: «Fermarla costa troppo». E sulla partita delle nomine frena Di Maio che insiste per mettere Minenna alla guida della Consob, puntando a conquistare l’Inps. Dunque è chiaro che Sea Watch e la Sea Eye siano solo un casus belli. È proprio quel conflitto tra soci a far emergere con nettezza le differenze. Distanze che le prossime Europee rendono più grandi: Salvini punta sui partiti sovranisti. E Di Maio guarda ai movimenti «né di destra né di sinistra»

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