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Data Pubblicazione: 15/11/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Federico Del Prete, Paolo Rosato
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

BOLOGNA Sogna un ‘inverno italiano’ il popolo della Lega, e canta l’inno delle Notti Magiche di quasi 30 anni fa targato Nannini-Bennato, come fosse una danza della pioggia, all’interno di un PalaDozza vestito a festa. Una pioggia di voti, quella che si aspetta Matteo Salvini, che lo dice già prima di entrare nel tempio del basket bolognese: la partita dell’Emilia-Romagna è la partita per il governo nazionale. «Siamo qui per un cambiamento a livello regionale, con Lucia e la sua squadra, e anche per un cambiamento a livello nazionale». Un «anche» che vuol dire trasformazione, nessun giro di parole: prendere l’Emilia-Romagna è prendere Roma, un messaggio politico contro gli ‘Strani amori’ tra Pd e Cinque Stelle. E proprio la vecchia hit di Laura Pausini accompagna i primi selfie del Capitano in un PalaDozza riempito a metà, le note sono anche di Cremonini, Nek, Vasco e Lucio Dalla: siamo a Bologna, quelle radici, se devono cambiare colore, bisogna accaparrarsele. «Sono orgoglioso che la Lega sia protagonista di questa nuova speranza – incalza Salvini – per l’Emilia, la Romagna e l’Italia». Da cambiare «è il governo delle tasse e degli sbarchi, di manette e povertà. Un governo che fa scappare le imprese è un nemico degli italiani. L’obiettivo è restituire speranza e futuro e tornare anche al governo a livello nazionale, perché ogni giorno perdiamo un’azienda e non ce lo possiamo permettere. Se a gennaio chiuderà l’Ilva sarà un disastro». Accanto a Salvini c’è Lucia Borgonzoni, candidata della Lega e, di fatto, di tutto il centrodestra. Anche se Fd’I, non è presente e farà la sua iniziativa a Bologna con la Meloni, il primo dicembre. C’è Forza Italia, però, ma per Salvini è come se ci fosse anche Giorgia. «Se saremo tutti insieme? Assolutamente sì. La Borgonzoni è candidata di tutto il centrodestra, e anche di tanti emiliano-bolognesi che si candideranno nelle liste civiche per sostenerla. Lei rimanda al mittente il ruolo di comprimaria ritagliatogli addosso dallo sfidante al voto del 26 gennaio, il dem Stefano Bonaccini. «Sono orgogliosa del partito che rappresento e non mi vergogno affatto di Salvini – affonda la senatrice -, a differenza di qualcun altro che vuole nascondere Zingaretti e il partito di Renzi. Non è che se qualcuno si vergogna, mi devo vergognare anche io». Intanto il PalaDozza prende fuoco con Mario Giordano, volto di Mediaset che fa da presentatore, e coi parlamentari leghisti che vengono acclamati, da Giorgetti e Centinaio. Ci sono anche i 5 governatori del Carroccio, Luca Zaia del Veneto e anche la neoeletta Donatella Tesei dell’Umbria, salgono tutti sul palco. La scenografia è semplice: ring centrale all’americana, bandieroni e gadget. Il volto della Borgonzoni è ovunque, ’Sempre tra la gente’, lo slogan. Parte ‘Romagna mia’, al profumo di piadina si sostituisce il profumo della vittoria sperata, e il Palazzo, semivuoto fino alle 20.15, si riempie grazie ai numerosi autobus arrivati da tutta Italia, la capienza di oltre 5mila persone è, di fatto, raggiunta. Salvini come al solito non le manda a dire ai centri sociali: «Un migliaio di persone stanno entrando ora perché il traffico è stato bloccato dai figli di papà». Lo show si apre con il poeta Davide Rondoni, che cita il cardinale Biffi per richiamare l’importanza del popolo emiliano-romagnolo. «Questa è una terra sazia e disperata. La politica può aiutare a non sostituirsi al desiderio della gente, troppe volte qui la politica, sbagliando, ha voluto un sistema perfetto». Anche Salvini, chiudendo la campagna del PalaDozza, ha citato i grandi cardinali del passato di Bologna, toccando il tema dell’immigrazione. «Diceva Biffi che non esiste l’invasione di in territorio, l’Italia non è una landa desolata senza tradizioni». Il passaggio sul neo cardinale e arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi è però accompagnato da alcuni fischi del palazzetto. «Cercherò di incontrarlo, di parlare con lui, se lui vorrà aspettarmi». Poi la promessa: «Tornerò per chiudere la campagna elettorale, ma andremo in piazza Maggiore, passando da piazza Verdi. Vengo a Bologna in punta di piedi, da uomo normale, e dico viva i tortellini alla mortadella»

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