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Data Pubblicazione: 14/08/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Ettore Maria Colombo
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

«MATTEOOO, guarda il tabelloneeee!!!». L’altro Matteo, Renzi, si scatena come un ultras allo stadio e urla a Salvini (Matteo) di «fare la fotografia» al voto sul calendario che, ieri sera, nell’Aula del Senato, ha visto il ‘Fronte Popolare’ Pd+M5S+LeU+altri battere in modo secco, un centrodestra unito, ma che non aveva i numeri per vincere. Le lucine rosse, contro la proposta del centrodestra, dilagavano, sul tabellone elettronico, contro quelle verdi. Quindi la ‘nuova maggioranza’ ad oggi ha 161 voti. E così la proposta della Lega di anticipare le comunicazioni del presidente del Consiglio al 14 agosto (cioè, oggi…) è finita in minoranza: l’Aula ha votato, a maggioranza, di ascoltare Conte il prossimo 20 agosto, a partire dalle ore 15. Alla Camera riferirà il giorno dopo alle 11.30. Il 22 agosto, invece, è stato calendarizzato il taglio dei parlamentari a Montecitorio. Erano presenti tutti i big, ieri, in Aula, la tensione si tagliava con il coltello e nessuno – specie leghisti e dem – si è risparmiato nulla in fatto di insulti, sfottò, provocazioni. Il leader leghista, dunque, registra la sua prima sconfitta e a poco serve la proposta – oggettivamente a effetto – di «procedere subito al taglio dei parlamentari» (in calendario alla Camera, per il 12 settembre, almeno in teoria), arma di distrazione di massa usata in modo insistente, in questi giorni di crisi, dai 5 Stelle. Salvini butta sul piatto anche un’altra proposta («dimezziamo anche gli stipendi di deputati e senatori»), in un gioco al rialzo con i 5 Stelle nella retorica anti-Casta. Ma quello di Salvini è un trucco: infatti, in caso di elezioni anticipate a breve, la riforma costituzionale andrebbe ‘a regime’ solo nella legislatura successiva, quindi – in caso di urne a breve – si voterebbe sempre su 945 parlamentari, non 600. SALVINI, ovviamente, insiste sulla necessità delle urne («Che cosa c’è di più bello e dignitoso che dare la parola al popolo?»), ma mentre parla le contestazioni si sprecano, specie da parte dem. Infine, il guanto di sfida a Di Maio: «Amici 5 Stelle, prima di allearvi con questa gente pensateci due volte». La risposta del Pd arriva col capogruppo Andrea Marcucci che a Salvini dice: «Quando la ascolto qualche volta ho paura di lei, dei suoi toni, degli obiettivi che ha». Poi l’accusa (la stessa di LeU) di voler andare a elezioni gestendole «in prima persona». Prende la parola, per ultimo, Stefano Patuanelli, capogruppo M5s, che replica così a Salvini: «Il voto (sul taglio dei parlamentari) è possibile solo se non viene votata la sfiducia a Conte, quindi ci aspettiamo che sia revocata». Ma Di Maio, sui social, esulta: «La Lega ha ceduto su una riforma del M5S che il Paese aspetta da anni. La settimana prossima li tagliamo!». Anche sul dimezzare gli stipendi dei medesimi Di Maio si eccita: «Abbiamo fatto 30, facciamo 31!». Non si è risparmiata, per vis polemica, neppure la capogruppo di FI, Annamaria Bernini: «La vera barzelletta sarà quando il partito di Bibbiano e il partito del Vaffaday si metteranno insieme, ci sarà da ridere». Intanto, però, ieri, nell’aula del Senato, non rideva proprio nessuno.

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