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Data Pubblicazione: 06/12/18
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Antonio Troise
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

ROMA – L’IRRITAZIONE è evidente. E Paolo Savona, responsabile del dicastero delle Politiche europee, non la nasconde per niente. «Come stanno andando le trattative con l’Unione europea sulla manovra? Vorrei saperlo anche io». Sarà un caso, ma la frase viene sillabata proprio durante la presentazione del libro di Roberto Sommella, dal titolo emblematico: Gli arrabbiati. Un’occasione, per l’economista fortemente voluto dalla Lega nella compagine gialloverde, per marcare la sua delusione. Ma anche la sua sofferenza per il ruolo marginale che finora gli è stato assegnato. Già nelle scorse settimane era stata ventilata l’ipotesi di dimissioni dell’economista. Puntualmente smentite dal diretto interessato.
COSÌ come sono state archiviate come «fantasie» le voci su un possibile passo indietro di un altro dei protagonisti della manovra economia, Giovanni Tria. Questa volta, però, a spegnere i rumors non è stato il numero uno di via Venti Settembre ma i suoi colleghi di governo. A cominciare dal leader della Lega, Matteo Salvini: «Tria e Conte vanno di comune accordo». E lo stesso discorso fa Luigi Di Maio. Ma al di là delle smentite dovute, i toni usati ieri da Savona, non sono certo di un ministro soddisfatto della parte che l’esecutivo gli ha assegnato. Anche perché avrebbe tante cose da dire agli azionisti di maggioranza dell’esecutivo, Lega e Cinquestelle, che nelle ultime settimane hanno abbassato il tono delle polemiche nei confronti dell’Ue, ritoccato al ribasso le aspettative espansive della manovra economica e imboccato la strada che porterebbe ad un accordo con Bruxelles. Una strategia che Savona non condivide. Soprattutto perché, spiega, «l’Italia non può attendere la lenta transizione che nel 2019 porterà a un nuovo Parlamento europeo, a una nuova Commissione e a un nuovo vertice della Bce, perché deve fronteggiare i rischi di una nuova recessione». Quindi, aggiunge Savona, «bisogna agire subito. Con l’Ue non ci può essere dialogo al di là del contingente perché è capace di garantire stabilità finanziaria e monetaria, ma non è in grado di creare sviluppo».
MUSICA, insomma, per le orecchie di chi non vorrebbe accettare i diktat che arrivano da Bruxelles e soprattutto la cura dimagrante imposta su Reddito di cittadinanza e quota cento per le pensioni da parte degli euroburocrati. Tant’è che pure Beppe Grillo (con maschera da robot) via blog con un videomessaggio ha espresso la sua delusione: «Dove stiamo andando? Cosa stiamo facendo? Cosa stiamo aspettando? È quello che sta avvenendo nella politica italiana… Aspettiamo Godot». Il premier Conte, dalla sua, porterà la sua prima proposta concreta di mediazione con la Ue già martedì: incontrerà a Strasburgo Juncker, sicuro di poter aprire uno spiraglio per evitare la scure Ue.

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