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Data Pubblicazione: 06/06/19
Pubblicato in: Illegalità, Immigrazione
Scritto da: Laura Natoli
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

FIUMI di droga e alcol. Accompagnatrici e poi tutti sui potenti bolidi verso casa, «fatti» e ubriachi. Ogni notte la stessa storia. Serate che ai clienti costavano anche mille euro, tra l’affitto delle stanza (500 euro), l’acquisto degli stupefacenti e probabilmente l’intrattenimento di alcune prostitute. Le indagini della squadra mobile, guidata da Gianluca Aurilia, sono riuscite a incastrare il titolare di fatto del circolo di via Caduti sul lavoro al Macrolotto. Una vecchia conoscenza delle cronache. Si tratta di Lin Bingzhong, 42 anni, originario dello Zhejiang, il ‘dominus’ del locale. Lin Bing era già stato indagato un anno e mezzo fa nell’ambito dell’inchiesta «China Truck», la maxi indagine che aveva portato in carcere 33 cinesi con l’accusa di far parte di un’associazione a delinquere di stampo mafioso. Accusa poi subito caduta di fronte al Riesame ma che ha lasciato molte ombre sul modo di operare all’interno della comunità cinese di Prato.
LIN BING è ora finito in carcere, insieme a due connazionali: il vicepresidente dell’associazione culturale a cui fa capo il circolo e un ragazzo incaricato di fornire la droga ai clienti. Sono tutti accusati di favoreggiamento all’assunzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti. La procura ha contestato un reato piuttosto raro e difficile da dimostrare, ossia quello dell’aver messo a disposizione dei clienti i locali per consumare la droga. La curiosità è che il presidente dell’associazione culturale cinese è un italiano (non risulta indagato) che probabilmente faceva da prestanome. Il blitz della squadra mobile è scattato martedì sera: gli agenti hanno bussato alla porta del club privato dopo quattro mesi di appostamenti e visione delle immagini riprese dalle telecamere nascoste. I poliziotti avevano in mano il decreto di perquisizione e l’ordine di cattura dei tre cinesi disposto dal gip Francesco Pallini su richiesta della procura (il fascicolo è seguito dai pm Lorenzo Gestri e Carolina Dini). All’arrivo degli agenti Lin Bing Zhong è caduto dalle nuvole: «Io non ho fatto nulla di male», ha detto candidamente ai poliziotti che lo ammanettavano. Nel locale la Mobile ha trovato una cinquantina di clienti fra cui 22 irregolari per i quali sono state attivate le procedure di espulsione. Enorme la quantità di droga sequestrata: 50 grammi di ketamina, 5 di ecstasy, oltre a cocaina, eroina e marijuana. L’uso della droga all’interno del circolo ricreativo era massiccio: fino a cento grammi a sera. Nelle stanze i cinesi avevano a disposizione frutta e alcol, servito a fiumi. Al momento non sono stati contestati reati legati alla prostituzione perché non risulta che all’interno del circolo venissero consumati rapporti sessuali. Le indagini, però, non sono concluse. «Quello che emerge è l’abitualità di certe condotte – dice il procuratore Giuseppe Nicolosi – Il circolo aveva alle spalle una struttura ben organizzata che ricorda quella di stampo mafioso. L’atteggiamento dello stesso Lin Bing appare come quello di un capo clan.
FRA L’ALTRO, era una delle personalità di spicco nell’inchiesta China Truck dove l’aggravante di stampo mafioso è caduta. Modalità e organizzazione ricordano, comunque, la mafia tradizionale». Lin Bing è considerato un personaggio di spicco nella comunità. Il suo nome compare più volte nell’inchiesta sulla mafia cinese. Era colui che sedeva ai tavoli accanto alla gente che conta. Che andava a Parigi a riferire e prendere accordi. E il locale di cui era a capo ricorda quello di un altro cinese finito nei guai qualche anno fa, Jacopo Hsiang, per sfruttamento della prostituzione e droga nei circoli da lui gestiti. Hsiang (che venne indagato anche per le presunte spedizioni punitive organizzate dall’associazione Cervo Bianco) ha patteggiato una pena a quattro anni e mezzo di cui due scontati in carcere.

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