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Data Pubblicazione: 13/01/19
Pubblicato in: Economia
Scritto da: Michele Di Branco
Pubblicato su: IL MESSAGGERO

«Per come si stanno mettendo le cose la recessione è più di un pericolo, ormai». Altro che boom economico alle porte: tra guerra commerciale Usa-Cina, altalena dei mercati e crisi generale dell’export, Confindustria vede un futuro a tinte fosche. Anzi, nere. «Iniziano a manifestarsi in maniera evidente problemi che nella seconda parte del 2018 stavano offrendo sintomi piuttosto chiari» spiega al Messaggero Andrea Montanino. Il chief economist di Viale dell’Astronomia punta lo sguardo sulla Germania. «Gran parte delle nostre imprese del Nord, soprattutto quelle che producono beni intermedi, — ragiona l’economista — devono rallentare le loro esportazioni perché l’industria dell’auto tedesca frena. Sono cambiate le norme sulle emissioni di gas e il mercato ne sta risentendo».
LA CAUSA
Immediato l’impatto sulla nostra produzione. «Le imprese settentrionali di componentistica che fabbricano cerchioni, parti in plastica, cruscotti e freni — dice Montanino — perdono buona parte delle loro commesse e del loro fatturato». Da qui, quel terrificante —19,4% del quale ha parlato l’Istat. Punta dell’Iceberg di una crisi che contagia praticamente tutta l’industria. Su sedici settori produttivi, solamente tre hanno messo a segno andamenti positivi (alimentari e tabacco, prodotti farmaceutici e altre industrie) e non c’è alcuna Regione italiana che non mostri segni positivi in fatto di produttività. «Il nostro sistema — prosegue Montanino — è strettamente dipendente dalla Germania, dove esportiamo il 13% dei nostri beni, e dagli Usa, Paese nel quale soffiano venti di recessione e con il quale le nostre relazioni commerciali si sono più che dimezzato. E’ chiaro che non possiamo correre in queste condizioni». In questo contesto la manovra, a giudizio di Confindustria, più che aiutare contribuisce ad alimentari problemi. Serve quindi una spinta a costruzioni e manifattura. «La legge di Bilancio — osserva Montanino— aumenta il deficit, fa salire le tasse e riduce gli investimenti: non capisco da dove traggano origine alcune dichiarazioni che si sentono in queste ore». Così l’economista chiede al governo di sterzare. Individuando ad esempio nelle costruzioni il settore industriale da sostenere. «Si tratta del comparto industriale che soffre maggiormente al Sud — spiega Montanino — perché in questi ultimi anni la mano pubblica ha ridotto drasticamente gli investimenti. Bisognerebbe invece realizzare un piano anticiclico di opere in grado di migliorare le infrastrutture». E poi uno sguardo al Reddito di Cittadinanza, non proprio in cima ai gradimenti di Confindustria. «Ma visto che si fa — avverte l’economista — che almeno si obblighi chi incassa il sussidio a spendere ogni mese quanto percepisce in modo da sostenere i consumi». Certo la situazione appare piuttosto complicata se anche chi si salva, per il momento, vede avvicinarsi la tempesta. In attesa dei prossimi dati Istat sul quarto trimestre, dopo quelli negativi del terzo, chiusosi con un calo del Pil dello 0,1%, gli analisti di Intesa SanPaolo, di Oxford Economics e di Unicredit parlano di recessione tecnica nella seconda parte del 2018 che influenzerà negativamente anche il 2019.
PREOCCUPAZIONI
Sono preoccupati anche i sindacati: Cgil, Cisl e Uil scenderanno in piazza il prossimo 9 febbraio per contestare molte delle scelte fatte dal governo con la manovra, dal welfare al fisco: intanto però chiedono alla maggioranza di rilanciare per quanto possibile l’economia non frenando i piani di investimenti infrastrutturali, a partire proprio dalla Tav.

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