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Data Pubblicazione: 11/01/19
Pubblicato in: Sociale
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Pubblicato su: LA NAZIONE QN

CI SENTIAMO più corrotti di quello che siamo realmente. Capita a noi italiani, lo mette nero su bianco una ricerca dell’Eurispes che parla apertamente di ‘sindrome Botswana’ per indicare la tendenza diffusa nel Belpaese ad accostarci a Stati difficilmente assimilabili al nostro per benessere e ricchezza. «Dipingere un Paese come corrotto o anche più corrotto di quanto realmente non sia – è la tesi degli autori dell’indagine Eurispes, curata da Giovanni Tartaglia Polcini e presentata ieri a Roma – può avere effetti diretti e indiretti sull’economia». Non a caso, l’Italia, negli indici internazionali, si colloca in posizioni molto più basse di quanto non meriterebbe il suo status di Paese democratico e di potenza mondiale, tra i primi dieci grandi al mondo per Pil pro capite: siamo al 46esimo posto nell’indice di competitività (2007), al 53esimo in quello relativo al Doing business (2008) e addirittura all’84esimo nel Global gender gap index (2007), le differenze tra uomini e donne. IN AMBITO Ocse, invece, siamo il Paese con la più alta corruzione percepita (circa 90%) e con una fiducia nel governo superiore a Grecia, Portogallo, Spagna e Slovenia nonostante questi Paesi abbiano una percezione della corruzione inferiore alla nostra (tra l’80% e il 90%). Non solo: nell’ultima graduatoria di Transparency international, basata proprio su un indice di impressione, risultiamo al 69esimo posto con l’85% degli italiani convinti che istituzioni e politici siano corrotti. Eppure, alla domanda specifica, posta a un campione di cittadini, se negli ultimi 12 mesi avessero vissuto, direttamente o tramite un membro della propria famiglia, un caso di corruzione, la risposta è stata negativa nella stragrande maggioranza dei casi, in linea con le altre nazioni sviluppate. SECONDO Tartaglia Polcini, «il rating attribuito all’Italia è spesso ingeneroso, se non a tratti errato, con notevoli conseguenze anche sul piano macro-economico». Quello che si verifica nel nostro Paese è il paradosso di Trocadero: più si perseguono i fenomeni corruttivi sul piano della prevenzione e le fattispecie di reato sul piano della repressione, maggiore è la percezione del fenomeno. L’effetto distorsivo collegato a questo assunto ha concorso a penalizzare soprattutto gli ordinamenti più attivi dal punto di vista della reazione alla corruzione in tutte le sue forme». «Ovviamente – spiega il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – non intendiamo sostenere che l’Italia sia immune dalla corruzione o che la corruzione stessa non ne abbia caratterizzato la storia antica e recente. Ciò che vogliamo, invece, fortemente affermare è che il nostro Paese è anche meno corrotto degli altri, che reagisce alla corruzione più degli altri, che non la tollera e che combatte il malaffare e oggi lo previene anche meglio degli altri».

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