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Data Pubblicazione: 08/11/19
Pubblicato in: Aziende
Scritto da: Alessandro Farruggia
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

O si trova un accordo decente con ArcelorMittal, oppure Ilva tornerà ai commissari straordinari, quindi allo Stato. E si andrà per vie legali in quella che Conte già chiama «la battaglia del secolo». E se poi non si troveranno nuovi acquirenti, la nazionalizzazione non è affatto esclusa. Questa è la linea del governo: sì al dialogo con ArcelorMittal ma niente ridiscussione del piano industriale, niente riduzione della produzione e niente 5mila esuberi. Al Mise sarebbero disponibili a mettere sul piatto un raddoppio delle casse integrazioni, da 1.200 a 2.500 persone. Ma non a discutere un solo licenziamento. «Aspetto di riparlare con la famiglia Mittal nelle prossime ore, poi vedremo», dice il premier. Conte glissa sulla spaccatura dei 5 Stelle sullo scudo penale, al quale Di Maio ha fatto capire anche ieri di essere contrario, e torna a ribadire di averlo messo sul tavolo. «Se il problema sono le tutele legali – ha detto a ’Porta a Porta’ – compattamente il governo è coeso e le offre ad horas». Che sia coeso e pronto a votare lo scudo è un disinvolto esercizio retorico di Conte, ma che quella tutela non sia il punto centrale è ormai evidente a tutti. «Il signor Mittal – ha detto il premier incontrando a Palazzo Chigi i sindacati e gli enti locali al tavolo di crisi – ci ha detto che non è questo il problema. L’investimento non è per loro più sostenibile. E noi non ci stiamo». Come dirà alla Camera il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli: «Mittal ha detto che non è in grado di rispettare il piano industriale e occupazionale, e il governo questo non può accettarlo. Ne va della serietà del nostro Paese». Ora tutto dipende da ArcelorMittal, il governo è pronto anche alle carte bollate. «Sono convinto che arrivare alla battaglia legale ci vedrebbe tutti perdenti – dice Conte –, ma se ci sarà un contenzioso legale sarà la battaglia del secolo». Il premier è così convinto che ci si arriverà che ha anche chiesto alle istituzioni locali di sostenere come parti civili lo Stato italiano. Chi è a favore della battaglia legale è Di Maio, che non può – e soprattutto non vuole – forzare sul ripristino dello scudo penale, inviso a una cospicua parte dei gruppi. Se il tema si porrà come decisivo per l’ex Ilva o per la sorte del governo, Di Maio lascerà che siano i gruppi a decidere. Per ora la scelta tattica è usare la battaglia legale per deviare l’attenzione dalla spaccatura in maggioranza. «Se una multinazionale ha firmato un impegno con lo Stato – sentenzia Di Maio – lo Stato deve pretendere il rispetto dei patti e farsi risarcire i danni». Ma i sindacati non sono favorevoli. «Credo che la via legale sarebbe troppo lunga e alla fine ci ritroveremmo la fabbrica chiusa. Chiediamo che l’azienda rispetti gli accordi e che il governo faccia per decreto lo scudo penale e se ne faccia garante», osserva il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan. «Se Mittal dovesse effettivamente disimpegnarsi – ha detto Conte – il primo step sarebbe la gestione commissariarle al Mise», dopodiché si aprirebbe l’ardua ricerca di nuovi compratori, e nella cordata ci potrebbe essere anche Cdp. «È chiaro – ha ribadito a ‘Porta a Porta’ – che questa alternativa può essere presa in considerazione, a patto che confermi gli investimenti produttivi, realizzi il piano ambientale e garantisca la salvaguardia dell’occupazione». A chi chiedeva dell’ipotesi di una vera e propria nazionalizzazione, Conte ha risposto così: «Vedremo gli strumenti migliori. Stiamo già valutando tutte le possibili alternative, ma non ha senso concentrarsi adesso su questo». Per la nazionalizzazione si è già espressa Leu e anche il Pd, obtorto collo, è disponibile. «Per risolvere il caso Ilva, come governo siamo pronti a tutto» ha detto il ministro alle Infrastrutture, Paola De Micheli. «Noi – osserva Patuanelli – non possiamo lasciare che un imprenditore che non è riuscito a mantenere gli impegni lasci le cambiali a questo Paese, è una questione di sovranità nazionale. L’Italia deve continuare a produrre acciaio». Con o senza ArcelorMittal.

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