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Data Pubblicazione: 31/10/18
Pubblicato in: Economia
Scritto da: Claudia Marin
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

ROMA – L’ECONOMIA europea ha una battuta d’arresto, quella italiana, però, si ferma completamente. Lo certifica l’Istat con i numeri del Pil del terzo trimestre che fissano una crescita a quota zero, «segnando una pausa nella tendenza espansiva in atto da oltre tre anni». Una cifra che fa impennare lo spread sopra i 310 punti e invertire la rotta della Borsa, mentre si registra anche l’aumento di mezzo punto degli interessi pagati dallo Stato per collocare i Btp in asta.
UN INSIEME di indicazioni che rendono sempre più problematico agguantare una crescita dell’1,2% nel 2018 e quasi impossibile raggiungere gli obiettivi del Pil indicato al +1,5% per il 2019, con tutte le conseguenze negative sul già improbabile deficit Pil al 2,4%. Si spiega, dunque, come il dato del terzo trimestre del Pil abbia avuto per tutta la giornata l’effetto di un detonatore per l’esecutivo impegnato a limare la manovra e sotto pressione dei mercati e di Bruxelles. «E uno stop congiunturale, l’avevamo previsto. Per questo abbiamo deciso una manovra espansiva», spiega Giuseppe Conte. Sulla stessa linea Luigi Di Maio, che, in più, attribuisce il fermo dell’economia alla manovra del Pd del 2017. Così come fa anche Matteo Salvini: «La colpa è di quelli di prima, che obbedivano a Bruxelles».
IL PRESIDENTE di Confindustria, Vincenzo Boccia non ci sta: «Se i risultati della crescita non ci saranno è colpa esclusiva di questo governo e della politica economica che realizza». Dall’opposizione è tutto un coro di accuse alla politica economica dell’esecutivo. Matteo Renzi parla di «Paese bloccato e isolato». Con l’ex ministro Pier Carlo Padoan che insiste: «Quello che dice Di Maio è quantomeno risibile. È un’accusa che rinvio al mittente. È il governo gialloverde che si sta facendo male da solo e purtroppo fa male anche al Paese». Parole che riecheggiano anche nei commenti di esponenti di Forza Italia.
POLEMICHE a parte, a preoccupare è la connessione tra stagnazione e manovra in deficit, fondata su una crescita che non c’è. Carlo Cottarelli ritiene possibile centrare l’1% quest’anno ma indica che per raggiungere l’1,5% nel 2019 servirebbe una progressione trimestrale che si attesti tra lo 0,5 e lo 0,6% il prossimo anno. Valori difficili da raggiungere. Con il risultato che l’impatto negativo sui conti pubblici è più che assicurato. Ogni due decimali di minore crescita si traducono in un decimale in più di deficit. E questo senza contare l’impatto dell’aumento dei tassi di interesse sulla spesa per piazzare in asta i titoli pubblici. A differenza dello spread i rendimenti sulle aste sono un costo reale. Secondo fonti di mercato, la sola asta di ieri sui Btp è costata al Tesoro, per colpa dello spread, 689 milioni in più rispetto a quanto sarebbe costata sei mesi fa, prima del balzo del differenziale Italia-Germania. L’effetto sul costo del debito dovuto al ‘caro-spread’ accumulato finora equivale a circa 6,5 miliardi

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