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Data Pubblicazione: 10/09/19
Pubblicato in: Fisco e Tasse, Politica, Servizi
Scritto da: Claudia Marin
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

VIA i super-ticket su visite e accertamenti, aumento di oltre tre miliardi del Fondo sanitario nazionale e lancio di un piano pluriennale di assunzioni per medici e infermieri. Il tutto «pagato», almeno in parte, da una stangata fiscale su banche, assicurazioni e fondi di investimento. Il che si tradurrà, nei fatti, in una batosta per i cittadini, sui quali verosimilmente si riverseranno i maggiori prelievi tributari chiesti a istituti di credito e compagnie. A indicare la rotta del governo giallo-rosso in materia di spesa sanitaria è il nuovo ministro della Salute, Roberto Speranza, che fin dallo scorso anno, d’altra parte, come deputato di Liberi e Uguali ha presentato una proposta di legge fondata proprio sui criteri indicati. Proposta che ha confermato anche nei giorni scorsi. Certo, il neo titolare del dicastero della Sanità ha spiegato che deve «ancora mettere la testa sulla sanità perché la mia nomina è arrivata inaspettata». Ma un po’ di indicazioni di fondo le ha fatte conoscere.
«LA PRIORITÀ qui come altrove – ha insistito – è ridurre le diseguaglianze rafforzando il sistema pubblico. E su come farlo, qualche idea è già nel disegno di legge che ho presentato un anno fa alla Camera». Non solo. In una recentissima intervista ha incalzato proprio sul punto dei fondi: «Le risorse messe nella sanità sono un investimento sulla vita delle persone, non possono essere banalmente considerate spesa pubblica». Ma se queste sono le premesse, quali sono le misure sulle quali Speranza lavora da oltre un anno? Gli obiettivi sono più di uno. Quelli più immediati riguardano l’incremento del Fondo sanitario nazionale da 114,5 a 118 miliardi e la cancellazione del super-ticket da 10 euro su visite e accertamenti. Meno a breve termine, ma comunque in programma, il piano straordinario di assunzioni di nuovo personale nel Servizio sanitario nazionale. Se si coprissero tutti i 44mila buchi in organico, servirebbe un miliardo e mezzo.
«LA GRANDE sfida – ha puntualizzato Conte – è l’accesso di tutti a cure di qualità, in un tempo in cui la popolazione invecchia e le innovazioni tecnologiche e farmaceutiche sono sempre più avanzate. Questo significa superare l’attuale carenza di medici e infermieri nel sistema sanitario pubblico. Nei prossimi 5 anni ci sarà un picco dei pensionamenti che aggraverà il problema». Ma dove trovare le risorse per il primo step dell’operazione per ticket e Fondo sanitario? È lo stesso Speranza che, almeno della proposta di legge di un anno fa, mette nero su bianco le modalità per reperire le risorse. A saldare il conto dovrebbero essere banche, compagnie, fondi di investimento e società di intermediazione mobiliare (Sim). Si ipotizza, infatti, «la riduzione della quota di interessi passivi deducibile ai fini Ires e Irap per le banche, che dall’attuale 100% passerebbe all’82%, mentre dal 96 all’82% si ridurrebbe quella di assicurazioni e fondi di investimenti, mentre verrebbe fissata all’82% quella delle Sim». Peccato, però, che i maggiori oneri tributari verrebbero ribaltati e spalmati direttamente o indirettamente su clienti, famiglie e imprese, con aumenti delle numerose voci di costo dei servizi bancari e assicurativi. Insomma, a pagare il miglioramento del servizio sarebbero di fatto gli stessi potenziali beneficiari. Nello specifico, per togliere di mezzo il super-ticket, che frutta circa 600 milioni di euro per le casse del Servizio sanitario, si prevede l’eliminazione della deduzione forfettaria dei canoni di locazione delle «dimore storiche», che è del 35%, per circa 545 milioni di euro. Mentre altri 60 milioni sarebbero contenuti in una previsione analoga della manovra per l’anno in corso.

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