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Data Pubblicazione: 30/11/19
Pubblicato in: Artigianato, Credito
Scritto da: Luigi Chiarello
Pubblicato su: ITALIAOGGI

Non c’è credito per gli artigiani italiani»: la denuncia arriva da Fedart, il sodalizio dei confidi di Confartigianato, Casartigiani e Cna, che in una ricerca rivela una contrazione monstre del credito alle imprese: «Il trend del primo semestre 2019 parla di meno 21,5 miliardi di euro rispetto all’anno precedente». E ancora: «Il settore artigiano dal 2010 ad oggi ha perso il 41,8% di finanziamenti». Più nello specifico, il credito totale erogato alle imprese nel 2019 è stato di 722,7 mld di euro contro i 744,2 mld del 2018. Ma «se si guarda al solo comparto artigiano la situazione risulta ancora più grave» con una curva decrescente di 1,8 miliardi di euro in meno tra il 2018 e il 2019 (da 34,8 a 33 mid). La morsa del credit crunch, come detto, emerge dalla ricognizione annuale sul sistema del credito, che Fedart conduce. E che è stata presentata ieri a Roma. L’analisi quest’anno conferma un posizionamento significativo nel mercato della garanzia, nonostante le criticità economiche che il paese accusa. In base alla ricerca, lo stock di finanziamenti in essere, garantiti dai confidi Fedart, si colloca sotto i 10 mld di euro, mentre i finanziamenti intermediati nel 2019 sfiorano i 3,5 mld di euro. L’ammontare delle garanzie in essere a favore delle 675.000 imprese socie ammonta a 4,8 mld di euro, mentre lo stock di quelle erogate nell’anno ammonta a 1,7 mid di euro. Secondo Fedart: «In un periodo (il primo semestre 2019), che ha visto una contrazione ulteriore del credito alle piccole imprese in generale, gli artigiani sono quelli che hanno subito la riduzione maggiore». Complessivamente, invece, lo stock di finanziamenti garantito dall’intero sistema dei confidi italiani si è ridotto dei due terzi in 8 anni; in particolare, nell’ultimo anno è passato da 20 a 17 miliardi di euro. «In sostanza», spiega Fedart, «prosegue il processo di divaricazione: troppo credito a poche imprese, che non ne avrebbero bisogno e credito insufficiente alle pmi, per loro invece indispensabile per operare». A riguardo, la ricerca analizza anche la natura della stretta creditizia che aggredisce le micro imprese fino a 10 addetti, partendo dall’assunto che queste attività «rappresentano la base produttiva del paese». Bene, secondo i confidi artigiani «i dati al 31712/2018 e quelli al 30 giugno 2019 confermano che il mercato del credito resta di difficile accessibilità, spesso legata alla dimensione e non alla qualità dell’impresa». Di più. La Fedart non esita a dire che la contrazione di 21,5 mld di euro di credito erogato nei primi sei mesi di quest’anno rispetto all’anno precedente «fotografa il fallimento del mercato del credito, con la venuta meno di una efficiente allocazione dello stesso alle imprese e al sistema economico». Un fallimento «che si aggrava anche nell’attuale fase di ripresa». Poi l’analisi di Fedart si spinge oltre: «Da una prima analisi dei dati», spiega l’organizzazione, «emerge innanzitutto una significativa flessione del numero di operazioni e del volume di finanziamenti in controgaranzia, che si sono ridotti di circa un terzo», cioè del doppio rispetto alla garanzia diretta. E «anche l’operatività a rischio tripartito presenta ancora delle criticità». In particolare, secondo la ricerca, quest’ultima «è stata strutturata in modo da focalizzarsi sulle operazioni di minore dimensione»; di conseguenza «presenta carattere residuale, tanto che sembra essere utilizzata solo in assenza di valide alternative». A seguito di questa constatazione, l’analisi Fedart chiede «maggiore attenzione» in merito al fatto che «il nuovo corso non risulta aver conseguito l’obiettivo di una maggiore efficienza ed efficacia nella complessiva filiera del credito e della garanzia». Essa infatti non avrebbe ristabilito appieno condizioni di equità nell’accesso alla garanzia pubblica tra micro e piccole imprese che prediligono la controgaranzia e le piccole e medie imprese più strutturate che vi ricorrono soprattutto in garanzia diretta». E non avrebbe neppure «potenziato la logica di sinergia tra gli attori coinvolti», che Fedart definisce «indispensabile per conseguire una più equa ripartizione del rischio e per attivare un più elevato effetto leva sulla dotazione pubblica, che a sua volta consentirebbe di raggiungere un maggior numero di imprese a parità di risorse pubbliche impiegate».
A fronte di ciò, i confidi artigiani ritengono «indispensabile intervenire sull’operatività a rischio tripartito per accrescere il volume di finanziamenti alle micro e piccole imprese con la garanzia dello stato». E offrono anche un suggerimento su come procedere: «L’importo massimo delle operazioni ammesse», si legge nella ricerca, «potrebbe essere fissato in riferimento alla singola operazione, anziché alla singola impresa, mentre in una prospettiva di più ampio termine potrebbe essere previsto l’apporto di risorse regionali». Quindi la conclusione, secca: «I Confidi di Fedart chiedono alle istituzioni un impegno concreto e fattivo affinché il Fondo di garanzia torni a svolgere la sua funzione primaria, che è quella di facilitare l’accesso a maggiori volumi di credito per le micro e piccole imprese, e non uno strumento soprattutto a favore delle banche».

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