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Data Pubblicazione: 10/10/19
Pubblicato in: Politica
Scritto da: Nicola Corda
Pubblicato su: IL TIRRENO

Una riforma da correggere e non solo per i collegi da ridisegnare completamente, anche perché quelli attuali sono riferiti ancora al censimento del 2001. Già partito il dibattito per cambiare la legge elettorale così come il confronto per una modifica dei regolamenti parlamentari, i contrappesi istituzionali da affiancare a una riforma che ha forti effetti sulla rappresentanza. Un aspetto su cui sono già scattati gli Sos nelle comunità locali, alcune delle quali avranno pesanti riduzioni, in particolare quelle porzioni di territorio a bassa densità di popolazione. Escludendo i parlamentari eletti all’estero che da 18 scendono a 12, le simulazioni fatte dai servizi studi della Camera dei Deputati e del Senato evidenziano una riduzione media del 36,6%, effetto di un taglio che porterà a 400 deputati e 200 senatori nella prossima legislatura. Ma al di là della media nazionale, i calcoli a collegi invariati portano a sforbiciate ben più consistenti con regioni, specialmente al Senato, che vengono colpite pesantemente come la Basilicata che perde 4 seggi su 7 (il 57 %), il Friuli Venezia Giulia con 3 senatori su 4 in meno e la Calabria che da 10 passa a 6. La simulazione sul Senato colpisce anche regioni più popolose come la Lombardia con una perdita secca di 18 senatori o il Piemonte, il Veneto e l’Emilia Romagna azzoppate di 8 seggi ciascuna. Alla Camera i collegi più colpiti sono Lazio 2 e Sicilia 1, dove la rappresentanza viene ridotta del 40 %, (passano rispettivamente da 20 a 12 onorevoli e da 25 a 15) ma è ancora il Friuli Venezia Giulia in testa ai tagli con 5 scranni tolti. Il voto a favore ieri ha raggiunto numeri con pochi precedenti, ma per deputati e senatori tornare nei collegi di elezione a spiegare questa scelta non sarà facile. Molti hanno votato “di malavoglia” come il vicepresidente del Senato Ettore Rosato; potendo avrebbe votato “no” la compagna di partito, la senatrice friulana Tatjana Rojc. Dalle comunità locali affilano le armi del referendum e già tanti consiglieri regionali dalla Lombardia alla Campania si sono schierati trasversalmente contro la riforma e pronti alla raccolta di firme. «Ho votato a favore seguendo l’indicazione del mio partito, ma è giusto che i cittadini si esprimano» dice il coordinatore di Forza Italia in Veneto, Davide Bendinelli. Da sempre contrario a una riduzione dei parlamentari senza correttivi, il presidente della Basilicata Vito Bardi. «Così è solo un taglio netto alla rappresentanza che renderà la nostra regione marginale: dietro al taglio dei costi si nasconde un taglio alla democrazia». A dar voce alle comunità più colpite dalla riforma anche Marco Bussone, presidente dell’Uncem, l’associazione che riunisce gli enti locali montani. La riforma «non deve tagliare la capacità democratica dei territori rurali e montani di eleggere i propri rappresentanti».

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