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Data Pubblicazione: 06/12/18
Pubblicato in: Giustizia
Scritto da: Sara Bessi
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

LA REAZIONE più pesante alla notizia della sentenza con la quale il tribunale ha ordinato la restituzione del patrimonio di due milioni e mezzo alle famiglie rom Halilovic e Ahmetovic arriva in tarda serata. E giunge con un tweet dal ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Scrivo al ministro della Giustizia per chiedere un controllo: ma è normale?». In mattinata, invece, c’era stata la prima reazione del procuratore Giuseppe Nicolosi deciso a fare ricorso alla Corte d’Appello e a chiedere la sospensione della sentenza. La Procura ha dieci giorni di tempo per fare le proprie considerazioni e poi presentare la richiesta di sospensione. Nel provvedimento si dice che la Guardia di finanza deve restituire conti correnti, carte prepagate, polizze, abitazioni e terreni alle famiglie rom coinvolte nell’inchiesta di un anno e mezzo fa, quando nel giugno 2017 fu sequestrato il patrimonio quantificato in due milioni e mezzo di euro. E COSÌ Salvini annuncia di volersi rivolgere direttamente al Guardasigilli, mentre il procuratore Nicolosi sottolinea come le decisioni si rispettano. Anche se…«Semmai ci avvarremo di quello che prevede e che concede la legge», aggiunge. «Si tratta di un’interpretazione del diritto», afferma poi senza un filo di polemica. L’inchiesta, affidata al pm Lorenzo Gestri, aveva portato al sequestro dei beni mobili ed immobili degli Ahmetovich ed Halilovic per la pericolosità sociale delle 14 persone coinvolte, che dovevano rispondere della sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati. Per il collegio giudicante, che ha accolto le richieste degli avvocati difensori delle due famiglie rom, il sequestro – giustificato dalla Procura partendo dal lungo elenco di reati attribuiti ai componenti delle due famiglie e dalla distanza tra il patrimonio posseduto e le dichiarazioni dei redditi effettuate praticamente nulle – non sarebbe supportato da alcuna prova relativa alla provenienza illecita dei beni. Come non esisterebbe alcun legame temporale fra i comportamenti illeciti registrati in passato e attribuiti alle persone coinvolte nell’indagine e l’acquisto di terreni e di abitazioni o l’apertura di conti. I giudici fanno riferimento anche ad un principio affermato dalla Cassazione secondo il quale «la correlazione temporale tra la pericolosità sociale e l’acquisto dei beni presuppone l’accertamento del compimento di attività delittuose capaci di produrre reddito e non già di condotte genericamente devianti o denotanti un semplice avvicinamento a contesti delinquenziali». Gli avvocati difensori attendono che la sentenza sia notificata alle banche e alle agenzie per sbloccare il patrimonio. A notificare il provvedimento dovrebbe essere la Finanza. Invece in Comune non è arrivata comunicazione. Ricordiamo che l’inchiesta determinò nel 2017 la revoca di due alloggi pubblici assegnati dal Comune a due Ahmetovic, Djula e Patrizia. «Noi manteniamo la linea dura anche perché quelle persone non sono in graduatoria per le case popolari e quegli alloggi rappresentavano case di emergenza alloggiativa», dice l’assessore Luigi Biancalani.

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