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Data Pubblicazione: 30/11/19
Pubblicato in: Ambiente, Tessile
Scritto da: Leonardo Montaleni
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

PRATO «Noi preferiamo dire green friday. Il black friday è un concetto che non ci appartiene perché legato ad un consumismo fine a se stesso. In assoluto non siamo contrari agli acquisti, ma ci piacerebbe che le persone imparassero ad avere una coscienza ecologica e che scegliessero prodotti verdi, rispettosi dell’ambiente. Serve uno sforzo in più da parte di tutti per il bene del pianeta». E’ stato un caso, ma fino ad un certo punto, che la quarta edizione del «Forum sull’economia circolare», andata in scena ieri al Centro Pecci, sia arrivata in concomitanza con la giornata simbolo del consumismo a livello mondiale. Lo si capisce dalle parole di Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana. Del resto la nostra regione ha già avviato da tempo percorsi virtuosi nella direzione della sostenibilità e per arrivare al concetto di end of waste. «La Regione è schierata a tutela dell’ambiente, ma sempre con la volontà di collaborare e dialogare con le imprese, che devono essere il vero motore di questo cambiamento», precisa l’assessore regionale Federica Fratoni. «Per Prato contiamo di concludere a breve il tavolo aperto qualche tempo fa per stabilire una volta per tutte se e fino a che punto gli scarti tessili possono essere considerati o meno rifiuti o materiale da riutilizzare. In questa direzione mancano le normative adeguate. Così come manca un accordo generale per la logistica legata alla deassimilazione e al conferimento dei rifiuti speciali». Il forum è stato un momento di confronto con tutti i soggetti coinvolti nelle dinamiche di economia circolare: «Il senso di questa iniziativa era proprio quello di fare un punto della situazione con tutti gli attori protagonisti, in una realtà come quella di Prato, che sui temi del riuso e del riciclo è stata ed è da sempre all’avanguardia grazie ad un mondo imprenditoriale attento all’innovazione e alla sostenibilità», precisa il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani. «In generale l’Italia ha molti baluardi di avanguardia sui temi ecologici. Dobbiamo riuscire a trasformare la macchia di leopardo in una tinta unita che coinvolga tutto il Paese se vogliamo essere in prima linea sugli obiettivi che l’Europa ha tracciato per il 2025 e il 2030. Possiamo guidare questa locomotiva». Soprattutto sul tema dei rifiuti, in particolare di quelli speciali, serve un ulteriore passo in avanti, mentre la raccolta urbana sta gradualmente migliorando un po’ ovunque: «In Toscana sta crescendo la raccolta differenziata di circa due punti percentuali di media all’anno, complessivamente c’è una crescita graduale e la media del 2018 è arrivata al 56%», spiega Marco Meazzi, presidente dell’Agenzia Regionale per il Recupero delle Risorse. «Buoni segnali. Prato in particolare è un comune virtuoso, ben oltre la media, ma in generale si può fare molto di più in altre zone della Toscana meridionale». La sostenibilità della filiera e l’economia green, del resto, stanno dimostrando di poter garantire già adesso prospettive di crescita e di sviluppo per le aziende che in tempi non sospetti hanno deciso di investirci e di crederci. Anche a Prato. «Siamo ormai fra le prime quattro aziende a livello nazionale se si parla di tessile e fra le prime 30 se si allarga il campo a tessile e abbigliamento. La nostra bravura è stata quella di trasformare una materia prima povera in un prodotto green di lusso», racconta Matteo Mantellassi, uno dei titolari di Manteco, eccellenza con circa 50 dipendenti e realtà che dà lavoro, indirettamente, a qualche migliaio di persone nelle varie lavorazioni tutte Made in Italy. «Abbiamo investito tanto in certificazioni e sottoponiamo i nostri prodotti a controlli serratissimi per rispettare gli standard più elevati. Il mercato ci sta dando ragione. Il nostro fatturato è costantemente in crescita dal 2012 ad oggi. La sostenibilità è stata la svolta dopo la crisi».

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