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Casa, amara casa. Viene dal mattone la metà dei debiti non pagati

Decisa frenata per il credito: la Banca d’Italia certifica una crescita davvero modesta a giugno dei prestiti ai privati, solo lo 0,3% rispetto al +1% di maggio. Un dato che riflette l’aumento dei prestiti alle famiglie (più 2,4% su base annua, in linea con il più 2,5% del mese precedente), e la forte riduzione di quelli alle società non finanziarie (meno 0,9%, una contrazione maggiore del meno 0,2% del mese precedente)

Leggi e cavilli ci portano via 269 ore l’anno

Piazza Venezia, Roma. «Scusi, signor vigile, le segnalo che le strisce pedonali sono ormai invisibili, cancellate dal traffico. Attraversare è un pericolo…», fa un signore sulla cinquantina. Pronta la risposta: «Può fare una segnalazione al Comune». Troppo buono

Meno sgravi, le tasse aumentano tempi record per poterle pagare

P er capire come mai l’Italia – e le sue imprese, in particolare – fatichino a essere competitive in Europa e nel mondo basta dare uno sguardo a due numeri: il carico fiscale complessivo delle aziende e il tempo necessario per completare tutti gli adempimenti fiscali. Il rapporto «Paying Taxes 2019» stilato dalla Banca Mondiale insieme a PwC mostra una cruda realtà: sul fronte della pressione fiscale complessiva, tra le 190 economie analizzate, l’Italia scende al 118esimo posto perdendo sei posizioni rispetto allo scorso anno. IL CARICO D’altra parte il carico fiscale è aumentato al 53,1% dei profitti commerciali «per effetto della riduzione degli sgravi contributivi (in linea col trend mondiale di aumento del costo del lavoro)». E, come se non bastasse, le ore necessarie per rispettare tutte le scadenze fiscali restano 238 l’anno: in Europa ne bastano 161. Le imprese italiane dedicano agli obblighi fiscali e contributivi 9 giorni all’anno in più rispetto ai loro competitor del Vecchio continente : tempo che invece potrebbero dedicare alla ricerca, allo sviluppo o alla produzione. «La pressione fiscale è in continuo aumento, ci sono state alcune agevolazioni per le realtà più piccole, ma non c’è stata alcuna semplificazione della burocrazia- dice Mauro Milillo, docente della Luiss e già consigliere economico della Commissione Finanze della CameraGli adempimenti sono sempre gli stessi con un costo enorme per le imprese. L’attuale governo non ha snellito alcuna procedura». Nel rapporto PwC, il carico fiscale viene sintetizzato nel Total tax e contribution rate (Ttcr), che include oltre a quanto è dovuto al Fisco anche gli oneri sociali a carico dei datori di lavoro. L’INCIDENZA L’incidenza media per tutte le nazioni relativa all’anno 2017 è pari al 40,4%, in calo dello 0,1% rispetto all’anno precedente, ma relativamente stabile nell’ultimo triennio. In Europa, invece, è al 39,3%. In Italia, il dato registra un incremento di 5 punti percentuali riconducibile a due fattori di segno opposto. Da un lato il rapporto si registra «l’incremento dovuto alla diminuzione degli sgravi contributivi per i neoassunti, in conseguenza del mutamento della politica economica del paese», dall’altro «la sensibile riduzione dell’aliquota Ires (dal 27,5% al 24%) e l’introduzione del «super-ammortamento» del 140% costi di acquisizione di nuovi beni strumentali». Tuttavia, l’indice non riflette altri significativi incentivi introdotti a favore delle imprese, come, per esempio, gli incentivi Industria 4.0. «II limite principale dell’Italia resta il costo del lavoro – prosegue Milillo – Non c’è stata alcuna defiscalizzazione. Per questo le imprese hanno paura ad assumere. Gli sgravi varati con Jobs Act hanno mosso qualcosa, ma le aziende restano frenate. A questo poi si deve aggiungere il peso dell’Irap, un’imposta che le imprese faticano a capire». Tuttavia, l’Italia resta ancora competitiva se paragonata a Belgio e Francia che registrano un peso fiscale e contributivo superiore. IL TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO Storicamente, a pesare sulle casse delle aziende tricolori è l’inclusione nel Ttcr del Trattamento di fine rapporto: la normativa prevede che il datore di lavoro accantoni ogni anno un ammontare pari alla retribuzione mensile di ciascun lavoratore che gli sarà complessivamente versato al termine del rapporto di lavoro. Una vera e propria retribuzione differita. Il dipendente può quindi scegliere di destinare il Tfr ai fondi di previdenza integrativa oppure di incassarlo, ma assoggettandolo alle tasse ordinarie. Resta il fatto che il Tfr è una sorta di contributo sociale e per questo rientra nel calcolo del Ttcr: nel 2017 il trattamento di fine rapporto è pesato per 8,6 punti percentuali sul Total tax e contribution rate dell’Italia. Probabilmente non fa felici le grandi imprese intenzionate a investire lungo la Penisola, ma garantisce un atterraggio morbido ai dipendenti che per un motivo o per l’altro escono dal mercato del lavoro, anche solo temporaneamente. «Dopo anni incentrati sulla riduzione della pressione fiscale, il quadro si presenta oggi più variegato, influenzato non tanto dall’aliquota dell’imposizione diretta sulle imprese (in costante riduzione nella maggior parte delle economie) ma dalle politiche sugli incentivi» spiega Fabrizio Acerbis, Managing partner di PwC che poi aggiunge: «Gli incentivi fiscali e contributivi, anche dove inizialmente introdotti con finalità di revisione strutturale del sistema, sono spes• so i primi interessati a cambiamenti di indirizzo nella politica fiscale dei governi, e in ogni caso producono effetti variabili nel tempo». *** 53,1 PER CENTO II carico fiscale è aumentato al 53,1% dei profitti commerciali: meno sgravi 40,4 PER CENTO L’incidenza media per tutte le nazioni per il 2017 è pari al 40,4%, in calo dello 0,1% 5 PER CENTO In Italia l’incidenza fiscale registra un incremento di 5 punti percentuali riconducibile anche alla diminuzione degli sgravi contributivi per i neoassunti Focus IL TFR La normativa prevede che il datore di lavoro accantoni ogni anno un ammontare pari alla retribuzione mensile di ciascun lavoratore che gli sarà complessivamente versato al termine del rapporto di lavoro. II dipendente può scegliere di destinare il Tfr ai fondi di previdenza integrativa oppure di incassarlo 0 Secondo gli esperti II limite principale dell’Italia resta il costo del lavoro