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Data Pubblicazione: 04/06/19
Pubblicato in: Illegalità, Tessile
Scritto da: Sara Bessi
Pubblicato su: LA NAZIONE CRONACA PRATO

IL DISTRETTO tessile ha una malattia conclamata che si chiama «illegalità». Ce lo ricordano gli operai che scendono in strada e incrociano le braccia per difendere diritti che parevano assodati. Anche il recente caso della tintoria «Fada» punta dritto al cuore di un cancro più e più volte denunciato dalle categorie economiche e sindacali. «Sì, il caso Fada deve costituire uno stimolo per tenere alta l’allerta sul tema della legalità nel conto terzi tessile», è il commento che arriva da Confindustria Toscana Nord. «Non c’è da stupirsi per quello che succede alla tintoria Fada. Non conta la nazionalità né dei titolari né dei lavoratori: quando sussistono situazioni di illegalità come quella che sembra esserci in quelll’impresa – fatte salve le doverose e necessarie verifiche che faranno le autorità – si creano tensioni che possono sfociare in proteste».
TINTORIE e rifinizioni, si sa, rappresentano un segmento fondamentale nell’ossatura della filiera, minata da «fenomeni crescenti di irregolarità – è ancora Confindustria a parlare – che vanno da quelli particolarmente gravi che investono i rapporti di lavoro e la sicurezza fino a problemi come l’evasione e il mancato pagamento di servizi, fattori di concorrenza sleale». A Prato, stando alle stime elaborate dal Centro studio dell’associazione di via Valentini, sono attive 150 fra tintorie e rifinizioni. Di queste, meno di una ventina sono a conduzione cinese e si tratta per lo più di tintorie in capo, quindi a servizio della confezione. A queste si aggiungono circa 25 stamperie in cui la presenza cinese è largamente preponderante. L’auspicio di Confindustria è che «rifinizioni, tintorie, stamperie, ma anche filature e altre lavorazioni diventino osservate speciali a tutela della filiera tessile sana». «Non possiamo né vogliamo entrare nel merito della vicenda Fada, di cui ignoriamo le specificità», aggiunge il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Francesco Marini. «Ciò che sta accadendo è l’ennesimo preoccupante segnale che arriva da un comparto strategico. L’impegno per il lavoro sicuro è stato ed è importante come passaggio verso il recupero della legalità». Marini è molto realista: «Bisogna cominciare a dire che questo genere di verifiche non basta. Quello che succede nelle aziende ha tanti aspetti in cui si possono riscontrare irregolarità, che a loro volta generano concorrenza sleale. Intensificare gli sforzi è una necessità urgente».
UNO SPRONE arriva anche da Massimiliano Brezzo, segretario generale Filctem Cgil Prato Pistoia. «La verità è quello che denunciamo da anni come sindacato non è stato controllato né verificato. Ci domandiamo che fine abbia fatto quel Piano di intesa, firmato un anno fa sotto l’egida del prefetto, e scaturito dal Protocollo siglato da tutte le organizzazioni sindacali e datoriali con il quale si davano informazioni su quella ventina di tintorie e stamperie da controllare». Brezzo ricorda come nelle tintorie e nelle stamperie «non ci possono essere contratti part time per la tipologia di produzione». E conclude: «Vorrei sapere se sono stati eseguiti controlli in quelle venti aziende a suo tempo segnalate. Controlli che dovevano avvenire anche in orari festivi e notturni». L’impressione è che Brezzo conosca già la risposta.

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