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Data Pubblicazione: 10/01/19
Pubblicato in: Infrastrutture
Scritto da: Alessandro Farruggia
Pubblicato su: LA NAZIONE QN

TRIVELLE congelate fino a tre anni. Approvazione di un piano che stabilisca quali aree sono utilizzabili per l’esplorazione e l’estrazione di idrocarburi. Rimodulazione dei canoni, oggi troppo bassi. Il governo fa una ennesima marcia indietro. Per uscire dal paradosso di un Movimento 5 Stelle da sempre apertamente antitrivelle che finisce con il Mise che dà il via libera alle autorizzazioni di ricerca petrolifera concesse dal governo precedente, Luigi Di Maio e i pentastellati hanno messo a punto di corsa un emendamento al dl semplificazioni che fa uscire dalla porta quello che era entrato dalla finestra. Le pressioni della base grillina e le polemiche di questi giorni hanno sortito effetto, costringendo il governo a una correzione in corsa. L’emendamento prevede, per un termine massimo di tre anni, la sospensione dei «permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati, nonché i procedimenti per il rilascio di nuovi permessi di prospezione o di ricerca o di coltivazione di idrocarburi. Grazie a tale moratoria, sarà impedito il rilascio di circa 36 titoli attualmente pendenti, compresi i tre permessi rilasciati nel mar Ionio. Nei prossimi 6 mesi il Mise avrebbe dovuto esprimersi su cinque richieste di cui un permesso di prospezione in mare, tre permessi di ricerca in mare e un permesso di ricerca in terra; nel prossimo anno, avrebbe dovuto decidere su 31 richieste di cui tre permessi di prospezione in mare, cinque permessi di ricerca in mare, 14 permessi di ricerca in terra, tre concessioni di coltivazione di idrocarburi in terra, sei permessi di proroga di ricerca in terra. Tra le 36 aree ci sono i tre permessi di ricerca nel mar Ionio e le due concessioni di coltivazione in provincia di Ravenna pubblicate a dicembre sul Buig, il bollettino ufficiale degli idrocarburi e le 18 «verifiche di ottemperanza positiva» rilasciate il 10 dicembre 2018 e facenti capo al parere del 20 aprile 2017 della commissione tecnica VIA. «Nell’emendamento – osserva il sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa – si afferma che ‘le attività upstream non rivestono carattere strategico’ e si prevede l’introduzione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle Aree idonee (Ptesai) che individuerà «le aree idonee alla pianificazione e allo svolgimento delle attività di prospezione e coltivazione di idrocarburi» e la rideterminazione di alcuni canoni concessori». Inoltre, sottolinea Crippa, «l’emendamento prevede che, fino all’approvazione del Ptesai, con un termine massimo di tre anni, saranno sospesi i permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati». La moratoria dovrebbe consentire anche la cancellazione delle norme introdotte nello Sblocca Italia dal governo Renzi, come chiedono da tempo Wwf e Legambiente. «Lavoreremo – conferma il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa – a un intervento normativo per modificare quello Sblocca Italia, voluto dal governo precedente nel 2014, che ha di fatto costituito la via privilegiata per le trivelle in questi anni». «La resa incondizionata del governo di fronte alla dura presa di posizione del Coordinamento nazionale No Triv – osserva il governatore della Puglia Michele Emiliano (Pd) – mi riempie di gioia. Speriamo che non facciano altri pasticci e che sappiano cosa fare per disinnescare la bomba da essi stessi lanciata. Col petrolio si arricchiscono solo le società petrolifere, agli italiani rimangono sempre e solo briciole e danni ambientali incalcolabili». «E comunque – chiosa – se non ci fosse stata la pronta reazione dei comitati No Triv di cui la Regione Puglia fa parte, avrebbero tranquillamente continuato a fare quello che facevano Renzi e Calenda a danno dei nostri mari».

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